nucci telLa pandemia da covid-19 ha avuto su ciascuno di noi un impatto differente.
Per alcuni ha amplificato le percezioni scatenando reazioni forti ed intolleranti, per altri ha significato una sorta di apnea forzata in attesa di tornare a respirare.
A me, personalmente, ha fatto l’effetto di concentrare le energie su questioni più terrene e tangibili quasi a voler esorcizzare il momento: se penso positivo alla fine andrà tutto bene.
Ed è per questo che tante cose mi sono scivolate addosso. Sono passate senza stimolare la benché minima reazione nonostante comportamenti insulsi o risibili o peggio ancora riprovevoli.

Per questo non ho scritto nulla sulle miserie nostrane di queste settimane e non perché le ignorassi o le condividessi, ma per il semplice motivo che in momenti così gravi penso che il senso di responsabilità debba prevalere.
Ma a tutto c’è un limite. Se posso sopportare le luminarie di Pasqua pagate da improbabili benefattori, se posso sorvolare sulla approssimazione dei nostri dirigenti regionali, non riesco davvero a stare zitto dinanzi la sentenza della Corte dei Conti che condanna amministratori e dirigenti del Comune di Cosenza a rifondere alla collettività più di cinquecentomila euro (un miliardo delle vecchie lire) perchè “in palese violazione dei doveri di servizio che impongono scelte improntate a criteri di ragionevolezza e prudenza, hanno deciso di ricorrere a personale esterno sebbene fossero consapevoli della presenza di numeroso personale interno”.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe davvero da sbellicarsi dalle risate per come siamo stati amministrati in tutti questi anni nei quali la parola d’ordine è stata “spendere e spandere a piene mani”, fino a provocare il dissesto del quale tutti noi oggi siamo ormai vittime.
Ma a far più rabbia è che c’è ancora gente che idolatra questa amministrazione.
E davvero non ne capisco il motivo. Perché? Perché?

Avete avuto una determina con qualche migliaio di euro? Avete avuto intitolata una strada? Avete il passo carrabile sotto casa o la licenza per far baccano fino alle quattro di mattina? Avete goduto della sagra paesana piuttosto che delle luminarie per ferragosto? Che cosa avete avuto?
E adesso che non avete più nulla, che siete costretti a pagare tributi esorbitanti, a non avere i servizi minimi, che siete e sarete costretti a convivere con le macerie del dissesto firmato Occhiuto cosa direte?
Vi convincerete finalmente che molti tra noi non ululavano alla luna?
La sentenza della Corte dei Conti fa il paio con quella del dissesto e con tutte quelle che impietose e puntuali continueranno ad arrivare.
Perché prima o poi i nodi arrivano al pettine, statene certi.

Sergio Nucci

"Buongiorno Cosenza"

speTra le tante cose belle di Napoli una mi ha sempre affascinato. Una consuetudine che si tramanda di generazione in generazione e che rende onore alla generosità e all'inventiva del popolo partenopeo.
Un segno piccolo, un fiore, ma davvero tanto efficace: il “caffè sospeso”.
Senza addentrarmi nelle motivazioni sociologiche e culturali, sulle quali più di uno potrebbe discettare molto più di me, avrei piacere di condividere questa riflessione perché credo contenga una forza incomparabile e sia una azione sempre valida per esprimere vicinanza e sostegno.
Il “caffè sospeso” è in fondo una sorta di certezza: “chi può non lascia indietro nessuno”. Pensare di questi tempi a qualcosa di analogo per testimoniare la propria solidarietà potrebbe essere una opportunità.
Penso in parole povere ad una “spesa sospesa” frutto delle donazioni dei clienti di market o piccoli esercizi al dettaglio per chi è in condizioni di indigenza.
Non è la soluzione dei problemi ma la “spesa sospesa” potrebbe essere una forma rapida e comoda per esserci, per dare anche noi una carezza.
E non servirebbe poi tanto, qualche euro e fare incontrare gente di cuore, commercianti onesti e persone che hanno necessità.
Oggi più che mai vorrei che questo messaggio venisse condiviso. Non servono like ma persone che possono e vogliono creare rete, che vogliono acquisire la disponibilità di un commerciante, diffondere tra i conoscenti l’iniziativa e soprattutto dire a chi non ce la fa che in alcuni esercizi commerciali ci sarà per loro della pasta, del latte, dell’olio, prodotti che tutti assieme avremmo contribuito ad acquistare lasciando alla cassa qualche euro.
Basterà solo la parola d’ordine “c’è una sospesa?” e dall'altra parte ricevere un sorriso ed una busta di … amore
E’ una idea o meglio uno stato d’animo. Utile? Inutile? Non so ma volevo condividerlo nella piazza virtuale.
Grazie di cuore a chi condividerà questo post.

Sergio Nucci

"Buongiorno Cosenza"

P.S.: Scrivi qui i tuoi consigli

 

84634759 499879197364038 3133274428792635392 nSono sempre più frequenti le voci secondo cui una volta terminati i posti nelle unità di rianimazione gli addetti ai lavori dovranno decidere chi ricoverare e chi no. Vorremmo tutti che queste voci rimanessero tali e che non ci fosse bisogno di misure coercitive e repressive (come peraltro è avvenuto con ottimi risultati in Cina) per convincerci tutti a rispettare quelle poche ma VITALI regole che questa emergenza impone.

Pensare di essere diversi, immuni, più forti non aiuta in questo momento. Adesso ci vuole RESPONSABILITA’ e CONSAPEVOLEZZA che è CATEGORICO uniformarsi a comportamenti che potremmo definire di buon senso.

Ripetiamole, ancora una volta, le poche regole che potremmo definire SALVAVITA:

  • STATE A CASA se potete. Concentrate le commissioni giornaliere ed uscite di casa il meno possibile.
  • EVITATE LUOGHI AFFOLLATI ed attenetevi alle disposizioni delle autorità. Affollare uffici postali, supermercati, locali pubblici E’ PERICOLOSO perché il coronavirus è altamente contagioso. In presenza di altre persone MANTENETE la distanza di sicurezza di almeno UN METRO.Evitate i posti dove non sono garantite distanze e ricambio d’aria.
  • LAVATE SPESSO LE MANI e in pubblico indossate mascherine protettive.
  • Chi è tornato da zone a rischio attui coscienziosamente la QUARANTENA DOMICILIARE. Non esponga altri a potenziali rischi. Tra i propri congiunti ed i propri conoscenti potrebbero esserci persone deboli e/o defedate incapaci di superare l’infezione da Coronavirus.
  • Si adottino per quei locali pubblici ancora aperti CONTROLLI SERRATI E SEVERI. Soprattutto per quei posti frequentati assiduamente e massicciamente dai giovani. La movida in queste ore è probabilmente l’alleato più subdolo del Coronavirus.

Se riusciremo tutti quanti a tutelarci ed a tutelare gli altri con queste poche ma buone pratiche riusciremo a superare il problema Tutti insieme possiamo vincere.

Sergio Nucci

 

anzianiIn queste ore, così drammatiche per il nostro Paese, gli appelli ai nostri giovani ad evitare luoghi affollati e promiscuità pericolose si susseguono con giustificata insistenza. Atteggiamenti responsabili e prudenti possono davvero fare la differenza ed impedire al virus una diffusione ancora maggiore.

Tutto giusto, per carità, ma la realtà a ben vedere dice anche altro perché la cronaca, in maniera puntuale,  continua a restituirci una mortalità che non riguarda le fasce più giovani del nostro Paese. Questi giorni di angoscia disegnano un quadro sconfortante soprattutto, se non esclusivamente, per i tanti anziani dei nostri paesi e delle nostre città.

Sono loro infatti le prime e più numerose vittime di questa epidemia. A loro dovremmo probabilmente rivolgere ancora più riguardo rispetto a quello – sacrosanto, ci mancherebbe - che dedichiamo a fasce più forti e meno vulnerabili. Ai tanti che provati dagli acciacchi degli anni non sono in grado di resistere alle insidie del virus. A loro davvero dovremmo pensare in questo momento. A loro dovremmo dedicare tempo ed attenzione.

Mi vengono in mente le tante scene nelle quali questi nostri “vecchi” fanno la fila ad un ufficio postale piuttosto che ad una banca o ad un CUP o finanche a una cassa di un supermercato. Vederli li, così soli e vulnerabili è la cosa che stringe il cuore.

E dunque rivolgo un accorato appello a quanti hanno un nonno o un parente anziano o un vicino ormai avanti negli anni di prendersene cura. Magari andando a ritirare la pensione o a fare la spesa o comunque a scongiurare che loro, soprattutto loro, possano recarsi in posti affollati e pieni di insidie.

Non c’è bisogno di ordinanze o decreti per aprire il nostro cuore in questo momento alla solidarietà verso chi è più debole e più esposto. Non aspettiamo che altri facciano quello che noi stessi possiamo fare.

Abbiamo un cuore grande come grande è il cuore di chi oggi è in trincea per sconfiggere il male. Ai tanti studenti costretti a ferie forzate chiedo di stare vicini ai propri anziani. Aiutateli ed aiutiamoci l’un l’altro.

Riempiamo di disponibilità e vicinanza questi momenti. Solo così riusciremo a passare la nottata.

Sergio Nucci

nucci bw

L'elusione intenzionale dei vincoli di finanza pubblica integra il reato di falso ideologico

Pubblicata oggi, 26 febbraio 2020, la sentenza della Corte dei Conti Sezioni Riunite che rigetta il ricorso del Comune di Cosenza avverso al dissesto dell’Ente.

Trentasette pagine che smontano, punto per punto, l’impalcatura difensiva sottoposta al vaglio dei giudici per confutare le accuse dell’organismo contabile.

Nessuna sorpresa. Tutto come previsto. Solo ulteriori conferme di quanto, in tanti, negli anni, abbiamo detto e scritto, e censure, tante censure, ad un modus operandi che poteva portare solo a questo epilogo.

Tra le cose decise una più di altre, a mio avviso, merita di essere evidenziata: la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Cosenza “atteso che la delibera di approvazione del rendiconto di un comune è qualificabile come atto pubblico ex art. 479 cod. pen. sicché la non rispondenza a realtà dei dati ivi contenuti, può integrare gli estremi del reato previsto dalla predetta norma 37 (Cass. pen. sentenza 14617/2018)”.

Chissà che qualche volenteroso giudice della nostra Procura non decida, finalmente, di dare un’occhiata “attenta ed imparziale” ai conti del Comune di Cosenza.

Sergio Nucci

“Buongiorno Cosenza”

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