fiume navigabile cosenza2 735x400Che la stagione invernale porti con se disagi è risaputo. Che tante situazioni si acuiscano proprio in questo periodo altrettanto, che però non si provveda a limitarne le ripercussioni negative è un fatto anche questo.

E’ accertato che il manto stradale di una cittadina peggiori con il peggioramento delle condizioni meteo, così come è un fatto che le abbondanti precipitazioni possano procurare smottamenti e frane. E ancora, è logico che la pioggia e il freddo invoglino l’uso dell’automobile per gli spostamenti e che una piovosità ragguardevole ostruisca i pozzetti di scolo.

Ma se tutto ciò è vero, ed è vero, è altrettanto innegabile che tutte queste situazioni potrebbero essere tranquillamente gestite se si prevenissero i disagi che la stagione invernale porta con se.

Perché, diciamocelo francamente, l’inverno arriva ogni anno puntale (giorno più giorno meno) da quando l’uomo è sulla terra, e pensare che un anno non arrivi, e quindi si possa evitare di mettere mano a correttivi, oltre che censurabile è indubbiamente sciocco.

Le buche di cui è cosparso l’intero manto stradale di Cosenza non sono una novità. D’estate come d’inverno si circola su percorsi da rally. E se ciò vale per le strade figuriamoci per i marciapiedi.

Circa le frane, tra le quali la più nota è quella di Portapiana, solo una considerazione. L’ultimo intervento serio sulla zona è stato fatto dall’amministrazione Perugini (arrivarono finanche i rocciatori) poi a fronte di finanziamenti milionari solo il nulla in questi dieci anni.

Il traffico, altra nota dolente. In una città che ha il peggior piano del traffico del meridione ed un servizio pubblico insufficiente quanto impuntuale, è naturale che un banale rallentamento crei ingorghi in tutta una   città. Anche su questo si sarebbe potuto e dovuto intervenire prima, ma alle decisioni cervellotiche ed inutili (quelle del sindaco), si sa, mettere rimedio non è facile.

In ultimo gli allagamenti presenti in ogni dove. Appena cadono due gocce d’acqua ecco i disagi. Motivo? Non esiste la manutenzione di pozzetti, tombini e canali di scolo. E chi non fa la manutenzione? Domanda semplice, risposta semplice: il Comune di Cosenza.

Ciliegina sulla torta, le euforiche annunciazioni su un fiume navigabile che sembra più una barzelletta d’avanspettacolo che un progetto serio e validato da ingegneri idraulici con la I maiuscola.

Qui si rasenta il ridicolo perché per una città come la nostra che vive problemi così seri risulta quasi offensivo l’annuncio di un progetto che se vedrà la luce (con dispendio di molti milioni di euro) avrà durata breve perché realizzato in spregio a norme e regole.

Il sindaco scenda per strada (non a Corso Mazzini con la scorta) e veda i problemi che ha creato. Non c’è acqua nelle case, la sicurezza è una chimera, l’assistenza alle fasce meno protette è un diritto negato. Questo chiedono i cosentini, altro che il fiume navigabile.

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

La protesta al centro anziani di via Milelli ADISS 735x400Continuano a cadere nel vuoto gli appelli dei 34 lavoratori dell’ADISS, la cooperativa che dal 2005 si occupa del trasporto di disabili e dializzati e della assistenza agli anziani nel capoluogo bruzio.

Un servizio encomiabile a detta di chi ha usufruito del lavoro degli operatori della cooperativa, un servizio che in passato ha davvero garantito la mobilità e il sostegno per i meno fortunati della nostra città. Adesso, a causa degli effetti nefasti del dissesto, il servizio vive ore di lenta ed inesorabile agonia.

Una morte annunciata e a farne le spese, anche stavolta, saranno quelle fasce più deboli incapaci di far fronte autonomamente alle incombenze quotidiane sin qui svolte da ADISS. E’ bene ricordare che la protesta di queste ore arriva da lontano.

Da diversi mesi infatti la cooperativa sta sollecitando il Comune di Cosenza a predisporre un piano per il pieno utilizzo dei cooperatori al fine di garantire da un lato il servizio assistenziale e dall’altro un numero congruo di ore che assicurerebbe a questi “precari” del volontariato uno stipendio che seppur modesto resta pur sempre uno stipendio. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Nonostante gli accorati appelli dei fruitori del servizio, nonostante le richieste degli operatori e nonostante gli impegni assunti dalla politica locale, nessuna buona novella per i 34 lavoratori. La convenzione, ormai scaduta il 30 ottobre, non ha intenerito il cuore dell’amministrazione comunale, incapace anche di predisporre un bando utile a reperire fondi regionali per garantire un servizio del quale si avverte davvero la necessità.

Non sappiamo che fine faranno i servizi di assistenza domiciliare agli anziani e i trasporti di dializzati e disabili, né quale sorte toccherà ai 34 dipendenti. Sappiamo però chi sono gli autori di questo ennesimo fallimento delle politiche sociali a Cosenza.

Dal canto nostro, oltre ad esprimere piena ed incondizionata solidarietà a lavoratori e utenti che in questo momento soffrono per colpe altrui, l’impegno a non far finire nel dimenticatoio questa ennesima battaglia di civiltà per la nostra città.

 

Sergio Nucci

"Buongiorno Cosenza"

rendanoGira sui social (Facebook e Whatsapp) l’invito “Salviamo Il Teatro Alfonso Rendano” promosso dall’Associazione Culturale Nova.
Ne siamo sinceramente compiaciuti. Tanto interesse per il nostro teatro scalda il cuore e ancor di più se l’iniziativa parte dai nostri giovani. Peccato però che l’appello giunga con comprensibile  ritardo rispetto al declassamento della nostra prestigiosa istituzione, conseguenza della maldestra gestione messa in atto dall’attuale amministrazione comunale.
Perché forse qualcuno non lo sa, ma il nostro Rendano non è più Teatro di Tradizione già da qualche anno, esattamente dal 2018, da quando cioè l’ente Comune ha iniziato a disinvestire sulla cultura e soprattutto sulla lirica.
Perché, lo sanno tutti, per essere “di tradizione” un teatro deve occuparsi principalmente di produzioni lirico-sinfoniche, e come è noto, soprattutto ai melomani nostrani, al Rendano di lirica non se ne ascolta più da tanto tempo.
È bene ricordare che i Teatri di tradizione, disciplinati dall'art. 28 della legge 14 agosto 1967, n.800 e, per il triennio 2018 - 2020, dall’art. 18 del D.M. 27 luglio 2017, hanno il compito di promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali nel territorio delle rispettive province. La legge 800/67 prevede che il Ministro, sentita la Commissione Consultiva per il settore Musica, possa con proprio decreto riconoscere la qualifica di “teatro di tradizione” a teatri che dimostrino di aver dato particolare impulso alle locali tradizioni artistiche e musicali.
A Cosenza non si ha notizia di iniziative atte a dare “particolare  impulso alle locali tradizioni artistiche e musicali”, marchette clientelari a parte.
E’ vero che organizzare eventi lirici costa tanto ed è vero che il Comune di Cosenza è attualmente in dissesto, ma è anche vero che tra il 2017 ed il 2018 i nostri amministratori continuavano ad elargire soldi a destra e a manca, a nominare direttori lautamente pagati e certamente non ad organizzare eventi lirici.
A questo punto che fare? Si potrebbe trasformare la petizione e sottoporre ai candidati alla presidenza della Regione Calabria ed agli innumerevoli candidati a Sindaco della città di Cosenza, la richiesta di assumere un impegno serio, programmatico e, soprattutto, realizzabile, per la restituzione alla nostra città di quel “fregio” che per molti lustri è stato il nostro vanto. 
Ovvero, che i candidati si impegnino ad individuare ed erogare i fondi necessari a  programmare una stagione lirica degna di questo nome e ad avviare d’intesa con il ministero competente le procedure per riacquisire il titolo di  Teatro di  Tradizione.
Chi ambisce agli onori della carica non può sottrarsi dall’onere di predisporre un progetto serio di rinascita del Rendano. Chi vuole rappresentare la comunità deve fare fatti e non riempirsi la bocca di chiacchiere da campagna elettorale.
Si lavori affinché l’amore e l’attaccamento al Rendano non vadano perduti e grazie ancora ai giovani dell’Associazione Culturale Nova per  avere acceso un provvidenziale faro sul nostro teatro.
 
Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

 

vitt Avete presente corso Vittorio Emanuele II? La strada che porta alla Divina Provvidenza? Dove c’è lo slargo con il più bel panorama di Cosenza? La strada di accesso alla parte alta del nostro meraviglioso centro storico? Sì, quella. Avete capito bene.
Sapete che da più di un anno, parliamo del 16 dicembre 2019, è chiusa per la caduta di alcuni massi?
Non lo sapete? Bene, adesso sì.

Per quelli che non hanno percorso quel tratto di strada dico subito che si tratta di una delle nefandezze più gravi di questa amministrazione.

Sarebbero bastate poche migliaia di euro per mettere in sicurezza quella arteria – utilissima peraltro – e consentire nuovamente la circolazione a mezzi privati e pubblici (i bus dell’AMACO).
Ma cosi, da più di un anno, non è, nonostante gli uffici avessero predisposto per tempo il progetto per la mettere in sicurezza l’area, avessero individuato i fondi regionali e fossero pronti a bandire la gara. Poi, malauguratamente, un dirigente di quelli nominati, estromesso per il dissesto targato Occhiuto, ha scordato di dar via alle procedure e tutto si è fermato.
Da più di un anno.
Qualcuno dice che mancano i fondi ma non credo sia questa la verità perché i fondi ci sono tant’è che si continuano a distribuire ai soliti amici migliaia di euro che potrebbero essere impiegati per cose più utili … come, ad esempio, aprire una strada magari vitale per Cosenza Vecchia.
I soliti maligni dicono che questa amministrazione non ha mai avuto e mai avrà intenzione di spendere soldi nel centro storico, io dico che questa amministrazione non ha mai avuto e non ha intenzione di spendere soldi in cose che fanno bene a tutta la collettività. E’ diverso.
Eccoli i dieci anni di successi dell’amministrazione Occhiuto…

 

Sergio Nucci

NucciIl male della sanità pubblica in Calabria è la politica.
Mai come in queste ore questa piccola grande verità rimbalza di bocca in bocca, di talk-show in talk-show, di social in social con una velocità ancor più grande di quella della luce.
Ciascuno, nessuno escluso, si sente adesso legittimato ad esprimere un pensiero tanto conciso quanto veritiero sulla reale condizione della nostra sanità.
E se qualcuno provasse a confutare per un attimo questa teoria metterebbe davvero a repentaglio la propria incolumità.
Chi ci ha provato è stato sommerso da fischi e contumelie. E forse anche a giusta ragione se non fosse che molti dei rimbrotti e delle lagnanze vengono loro rivolti da chi in questo sistema ha sguazzato e continua a sguazzare.
E l’elenco è lunghissimo. Medici assunti negli ospedali grazie a concorsi farlocchi. Dirigenti e personale di vario titolo individuati con criteri di selezione da paese latino americano. Ditte e fornitori, scelti con ampia discrezionalità e “generosità”, gratificati con parcelle e commesse pagate anche più di una volta. Avvocati ed esperti nominati per compiacere questo o quello. Strutture pubbliche affossate a vantaggio di quelle private. E senza dire dell’amico dell’amico sempre pronto a farti saltare una fila.
Un elenco lunghissimo che serve a confermare che se il male di tutti i mali resta la politica che ha così governato per anni la cosa pubblica, è anche vero che ad alimentare questi famelici ed ingordi figuri siano stati anche gli elencati beneficati che senza alcun pudore si sono “arrangiati” nel sistema che ha reso “ricchi” anche loro.
Ma ciò che annichilisce è che, a ben vedere, tra quanti oggi gridano allo scandalo ci siano, abilmente camuffati, anche coloro che del sistema sono stati comprimari.
Penso a loro che magari comodamente seduti in poltrona censurano e castigano con un clic o con una nota questo o quello, pronti però, se il mare dovesse diventare burrascoso, a mettersi subito in salvo.
Perché anche questa è una verità delle nostre parti: i “nostri” passeggeri di prima classe una scialuppa con la quale salvarsi la troverebbero sempre.
 
Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

 
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