speTra le tante cose belle di Napoli una mi ha sempre affascinato. Una consuetudine che si tramanda di generazione in generazione e che rende onore alla generosità e all'inventiva del popolo partenopeo.
Un segno piccolo, un fiore, ma davvero tanto efficace: il “caffè sospeso”.
Senza addentrarmi nelle motivazioni sociologiche e culturali, sulle quali più di uno potrebbe discettare molto più di me, avrei piacere di condividere questa riflessione perché credo contenga una forza incomparabile e sia una azione sempre valida per esprimere vicinanza e sostegno.
Il “caffè sospeso” è in fondo una sorta di certezza: “chi può non lascia indietro nessuno”. Pensare di questi tempi a qualcosa di analogo per testimoniare la propria solidarietà potrebbe essere una opportunità.
Penso in parole povere ad una “spesa sospesa” frutto delle donazioni dei clienti di market o piccoli esercizi al dettaglio per chi è in condizioni di indigenza.
Non è la soluzione dei problemi ma la “spesa sospesa” potrebbe essere una forma rapida e comoda per esserci, per dare anche noi una carezza.
E non servirebbe poi tanto, qualche euro e fare incontrare gente di cuore, commercianti onesti e persone che hanno necessità.
Oggi più che mai vorrei che questo messaggio venisse condiviso. Non servono like ma persone che possono e vogliono creare rete, che vogliono acquisire la disponibilità di un commerciante, diffondere tra i conoscenti l’iniziativa e soprattutto dire a chi non ce la fa che in alcuni esercizi commerciali ci sarà per loro della pasta, del latte, dell’olio, prodotti che tutti assieme avremmo contribuito ad acquistare lasciando alla cassa qualche euro.
Basterà solo la parola d’ordine “c’è una sospesa?” e dall'altra parte ricevere un sorriso ed una busta di … amore
E’ una idea o meglio uno stato d’animo. Utile? Inutile? Non so ma volevo condividerlo nella piazza virtuale.
Grazie di cuore a chi condividerà questo post.

Sergio Nucci

"Buongiorno Cosenza"

P.S.: Scrivi qui i tuoi consigli

 

84634759 499879197364038 3133274428792635392 nSono sempre più frequenti le voci secondo cui una volta terminati i posti nelle unità di rianimazione gli addetti ai lavori dovranno decidere chi ricoverare e chi no. Vorremmo tutti che queste voci rimanessero tali e che non ci fosse bisogno di misure coercitive e repressive (come peraltro è avvenuto con ottimi risultati in Cina) per convincerci tutti a rispettare quelle poche ma VITALI regole che questa emergenza impone.

Pensare di essere diversi, immuni, più forti non aiuta in questo momento. Adesso ci vuole RESPONSABILITA’ e CONSAPEVOLEZZA che è CATEGORICO uniformarsi a comportamenti che potremmo definire di buon senso.

Ripetiamole, ancora una volta, le poche regole che potremmo definire SALVAVITA:

  • STATE A CASA se potete. Concentrate le commissioni giornaliere ed uscite di casa il meno possibile.
  • EVITATE LUOGHI AFFOLLATI ed attenetevi alle disposizioni delle autorità. Affollare uffici postali, supermercati, locali pubblici E’ PERICOLOSO perché il coronavirus è altamente contagioso. In presenza di altre persone MANTENETE la distanza di sicurezza di almeno UN METRO.Evitate i posti dove non sono garantite distanze e ricambio d’aria.
  • LAVATE SPESSO LE MANI e in pubblico indossate mascherine protettive.
  • Chi è tornato da zone a rischio attui coscienziosamente la QUARANTENA DOMICILIARE. Non esponga altri a potenziali rischi. Tra i propri congiunti ed i propri conoscenti potrebbero esserci persone deboli e/o defedate incapaci di superare l’infezione da Coronavirus.
  • Si adottino per quei locali pubblici ancora aperti CONTROLLI SERRATI E SEVERI. Soprattutto per quei posti frequentati assiduamente e massicciamente dai giovani. La movida in queste ore è probabilmente l’alleato più subdolo del Coronavirus.

Se riusciremo tutti quanti a tutelarci ed a tutelare gli altri con queste poche ma buone pratiche riusciremo a superare il problema Tutti insieme possiamo vincere.

Sergio Nucci

 

anzianiIn queste ore, così drammatiche per il nostro Paese, gli appelli ai nostri giovani ad evitare luoghi affollati e promiscuità pericolose si susseguono con giustificata insistenza. Atteggiamenti responsabili e prudenti possono davvero fare la differenza ed impedire al virus una diffusione ancora maggiore.

Tutto giusto, per carità, ma la realtà a ben vedere dice anche altro perché la cronaca, in maniera puntuale,  continua a restituirci una mortalità che non riguarda le fasce più giovani del nostro Paese. Questi giorni di angoscia disegnano un quadro sconfortante soprattutto, se non esclusivamente, per i tanti anziani dei nostri paesi e delle nostre città.

Sono loro infatti le prime e più numerose vittime di questa epidemia. A loro dovremmo probabilmente rivolgere ancora più riguardo rispetto a quello – sacrosanto, ci mancherebbe - che dedichiamo a fasce più forti e meno vulnerabili. Ai tanti che provati dagli acciacchi degli anni non sono in grado di resistere alle insidie del virus. A loro davvero dovremmo pensare in questo momento. A loro dovremmo dedicare tempo ed attenzione.

Mi vengono in mente le tante scene nelle quali questi nostri “vecchi” fanno la fila ad un ufficio postale piuttosto che ad una banca o ad un CUP o finanche a una cassa di un supermercato. Vederli li, così soli e vulnerabili è la cosa che stringe il cuore.

E dunque rivolgo un accorato appello a quanti hanno un nonno o un parente anziano o un vicino ormai avanti negli anni di prendersene cura. Magari andando a ritirare la pensione o a fare la spesa o comunque a scongiurare che loro, soprattutto loro, possano recarsi in posti affollati e pieni di insidie.

Non c’è bisogno di ordinanze o decreti per aprire il nostro cuore in questo momento alla solidarietà verso chi è più debole e più esposto. Non aspettiamo che altri facciano quello che noi stessi possiamo fare.

Abbiamo un cuore grande come grande è il cuore di chi oggi è in trincea per sconfiggere il male. Ai tanti studenti costretti a ferie forzate chiedo di stare vicini ai propri anziani. Aiutateli ed aiutiamoci l’un l’altro.

Riempiamo di disponibilità e vicinanza questi momenti. Solo così riusciremo a passare la nottata.

Sergio Nucci

nucci bw

L'elusione intenzionale dei vincoli di finanza pubblica integra il reato di falso ideologico

Pubblicata oggi, 26 febbraio 2020, la sentenza della Corte dei Conti Sezioni Riunite che rigetta il ricorso del Comune di Cosenza avverso al dissesto dell’Ente.

Trentasette pagine che smontano, punto per punto, l’impalcatura difensiva sottoposta al vaglio dei giudici per confutare le accuse dell’organismo contabile.

Nessuna sorpresa. Tutto come previsto. Solo ulteriori conferme di quanto, in tanti, negli anni, abbiamo detto e scritto, e censure, tante censure, ad un modus operandi che poteva portare solo a questo epilogo.

Tra le cose decise una più di altre, a mio avviso, merita di essere evidenziata: la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Cosenza “atteso che la delibera di approvazione del rendiconto di un comune è qualificabile come atto pubblico ex art. 479 cod. pen. sicché la non rispondenza a realtà dei dati ivi contenuti, può integrare gli estremi del reato previsto dalla predetta norma 37 (Cass. pen. sentenza 14617/2018)”.

Chissà che qualche volenteroso giudice della nostra Procura non decida, finalmente, di dare un’occhiata “attenta ed imparziale” ai conti del Comune di Cosenza.

Sergio Nucci

“Buongiorno Cosenza”

LEGGI LA SENTENZA

nucci telLa fobia per il contagio da coronavirus non risparmia, giustamente, nessuno. Il pericolo incombente di imbattersi in chi è già stato infettato con il virus crea una sorta di latente angoscia che si esprime nei modi e nelle forme più disparate. Dalla semplice mascherina che si usa nei luoghi affollati alle aggressioni, non solo verbali, per i presunti untori dalla pelle gialla. Non c’è una misura e quel che è peggio non sembra esserci neanche una strategia da parte di chi dovrebbe sovrintendere alla salute pubblica. Tutto lasciato al buon senso e, a volte, al caso. Anche da noi la situazione non cambia. Mentre pensiamo di essere al sicuro da flussi migratori a rischio, ci rendiamo conto che situazioni di pericolosa promiscuità potrebbero nascondersi in eventi consolidati e ripetitivi. Uno di questi, la fiera di San Giuseppe, programmata per il mese di marzo, sta già facendo discutere l’opinione pubblica sulla sua opportunità. È indubbio che un evento così affollato qualche rischio potrebbe comportarlo, e proprio in virtù del paventato pericolo che possono fare le nostre autorità ?
Da un lato obbligare tutti gli espositori che verranno in città a sottoporsi al test del tampone per escludere qualsiasi contagio da coronavirus, dall’altro annullare l’evento per evitare sul nascere situazioni di pericolo per eventuali e non escludibili contagi.
La soluzione non è certo facile. Obbligare al test può essere utile se si ha la capacità concreta di controllare tutti, ma proprio tutti gli espositori. Per intenderci quelli ufficiali e quelli non censiti. Capacità che deve anche prevedere non solo il centro di verifica ma anche e sopratutto il centro di isolamento (ambulanze e barelle da isolamento). In assenza di tutto ciò resta praticabile l’altra ipotesi, ovvero evitare di dar luogo ad un evento che ha in se i crismi della pericolosità: grande flusso di individui non controllati e non controllabili,  massima promiscuità, grande facilità di diffusione del contagio.
Come si vede terze vie non ne esistono. Toccherà dunque al sindaco, al prefetto ed anche al commissario dell’Asp di Cosenza decidere, e nel breve, cosa scegliere. Noi fiduciosi attendiamo.

Sergio Nucci
Buongiorno Cosenza

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