panoramaCosenza è una piccola città e proprio per questo dovrebbe essere fruibile in tutta la sua estensione, per tutti i suoi angoli, per tutte le sue direttrici non cedendo alle tentazioni un po’ retrive di aderire al concetto monocentrista del paesino, anche perchè i cosentini, a giusta ragione, non hanno mai visto di buon occhio la limitazione della vita di quartiere, infatti, l’area urbana, quando ancora non era stata intuita politicamente, era davvero frequentata in lungo e in largo: dai giovani che individuavano centri di aggregazione anche a Rende e Castrolibero, dagli imprenditori che non vedevano ridursi le potenzialità delle proprie aziende per improvvise chiusure del traffico veicolare, dai cittadini che per scegliere la propria residenza non erano obbligati ad individuare faticosamente zone oggetto di sviluppo futuro ed altre destinate all’abbandono. Qualche tempo fa poteva esserci solo la differenza tra i quartieri a vocazione commerciale ed altri a vocazione residenziale. La strada scelta, ormai da qualche anno, della pedonalizzazione permanente di alcune importanti strade ha inevitabilmente stravolto la vita dei cosentini. L’interruzione della viabilità automobilistica isola drasticamente le aree interessate dal provvedimento costringendo coloro che vi abitano ad una “vita di quartiere” tipica delle grandissime città metropolitane i cui quartieri sono grandi come Cosenza. Tale fenomeno non è un bene, e per le piccole cittadine di provincia non lo è ancor di più, perché un siffatto modo di vivere imposto dalle difficoltà di movimento costringe i cittadini a difendersi con la limitazione degli spostamenti trasformando la vita di quartiere, delle grandi città, in “vita da condomino” per una piccolo centro quale è Cosenza. Quindi, i residenti delle aree pedonalizzate vivono con terrore l’eventualità di usare l’auto e quelli che risiedono fuori da queste aree le evitano accuratamente. Cosi vivendo si avvia il lento e inesorabile processo di frequentazione a singhiozzo di queste aree. Le aree pedonalizzate e quelle limitrofe sono per molti giorni della settimana pervase da un silenzio desueto e tipico dei quartieri residenziali o dei Centri storici come quelli di città di tradizione che in questo modo difendono il patrimonio urbanistico e artistico e consentono un controllato e regolare turismo di massa; salvo rivitalizzandosi il sabato pomeriggio quando non piove e non tira vento.

Cosenza ha due città ben distinte: quella nuova con un impianto semplice, costretto ad una espansione in lunghezza, costituito da costruzioni dal valore architettonico non sempre eccellente e quella vecchia che è uno straordinario impianto storico abbandonato dai cosentini e dalle amministrazioni, fatta eccezione per alcuni rari e limitati interventi di rianimazione purtroppo falliti, perché incentrati solo sull’apertura di qualche pub e sull’agevolato accesso al credito per l’acquisto di immobili. I cosentini tutti sono consapevoli di questo grande patrimonio ma nello stesso tempo gli viene impedito di riappropriarsene a causa di condizionamenti economici e sociali permanenti negli ultimi 50 anni. Mi riferisco alle mancate politiche di ripopolamento del centro storico con criteri meno semplici di quelli attuati e tesi solo alla sbrigativa sistemazione di questioni abitative spinose e di difficile impatto sociale.

La città vecchia avrebbe dovuto godere di quei silenzi non desueti interrotti solo dal brusio dei turisti e dal rumore delle macchine fotografiche accompagnato dalle voci delle guide dei tour operator.

La città nuova avrebbe invece bisogno di una vivacità diversa, di strade aperte al traffico veicolare e quando necessario di interventi di pedonalizzazione mirati e a tempo legati ad una politica commerciale tesa ad impedire l’omologazione dei prodotti offerti dal mercato coincidenti a quelli dei centri commerciali realizzati nel circondario e dedicati ad altra utenza.

Siamo in presenza di grandi contraddizioni che hanno cambiato il volto di Cosenza impoverendone il ruolo attuale e sacrificandone quello futuro.

Speriamo in un futuro migliore.

Buongiorno Cosenza

 

ZTL-Cosenza01-735x400 La congiuntura economica, la conseguente riduzione dei fondi destinati agli enti locali ed in particolar modo ai Comuni, hanno imposto agli stessi una riflessione e una nuova soluzione per individuare le risorse monetarie necessarie a far fronte al proprio fabbisogno. Le leve a disposizione non sono molte anche in virtù della necessità di dover individuare ed attuare azioni che possano nel breve periodo agire sui flussi di cassa, perché il problema non è solo colmare questo gap monetario, ma farlo anche in funzione dei flussi di uscita previsti dai diversi accordi (fornitori, personale etc.). L’equilibrio monetario assume contorni estremamente fondamentali nella macchina operativa.

In questo ambito si possono individuare due tipologie di enti, valutando il loro virtuosismo collegato alle scelte strategiche attuate e riconducibili al bene della collettività:

  • I Comuni virtuosi decidono di percorrere scelte volte ad un’armonizzazione e ad un ripensamento della spesa pubblica.
  • I Comuni non virtuosi individuano la strada più breve ovvero tagli sui servizi (spesso anche primari) oppure istituzione di disposizioni che possano incrementare i flussi di cassa dovuti a sanzioni amministrative.

Il proliferare di ZTL e varchi, l’imponente presenza di aree di sosta regolate da tariffe e la sempre minore disponibilità di aree a libero parcheggio, rappresentano un sistema capace di generare un tesoretto importante per le casse comunali. Il cittadino inconsapevolmente non è più considerato tale ma bensì è stato trasformato in finanziatore. Abbiamo da sempre considerato le persone che vivono la città un elemento strategico nelle scelte di indirizzo politico ed amministrativo, le valutazioni su ciò che si fa o su ciò che non si fa è legato soprattutto all’impatto su chi quotidianamente vive il luogo.

Le ZTL, le strisce blu non trovano il gradimento non per ciò che rappresentano ma per il modo in cui sono state inserite nel nostro territorio. Ma oltre al danno anche la beffa e dobbiamo ammettere che non ne siamo troppo sorpresi. La norme stabiliscono un termine massimo entro la quale la sanzione deve essere notificata al trasgressore ma l’interpretazione del termine e una diffusa notifica prossima alla scadenza dei termini comporta la perdita del senso stesso della contravvenzione. Questa deve essere uno strumento di educazione, un avvertimento al cittadino che continuando sulla condotta sanzionata non rispetta le norme.

Si comprende bene come la tempestività della notifica sia determinante ma sia verso il soggetto sanzionato sia verso l’utilità e del provvedimento di interdizione al traffico. E’ un Comune sconfitto sotto l’aspetto civico quello che vanta una mole infinita di contravvenzioni da notificare, ma la realtà a volta si capovolge e dunque ritorniamo al punto di partenza ovvero che la soluzione vincente sia, non tanto quella di avere una ZTL davvero funzionante ma avere un numero sempre maggiore di veicoli che senza i dovuti permessi transitano inconsapevolmente.

Vogliamo però aggiungere un altro concetto legato al cambiamento che spesso trova resistenze ma spesso viene sbandierato e pubblicizzato da chi vuole attuarlo senza comprendere che questo cambiamento non deve essere un processo impositivo ma un processo condiviso. Che una città non abbia mai vissuto provvedimenti di interdizione al traffico non deve essere una scusa per gli automobilisti, l’alibi non va dato a nessuno. L’amministrazione comunale in questo non ha avuto un piano che ha aiutato a sgomberare ogni dubbio, perché se è vero che ha concesso una sperimentazione ha anche adottato continue variazioni sui sensi di marcia in diverse strade a libera circolazione, generando così un caos mentale negli automobilisti.

Tutto questo a maggior ragione che la nostra città non è paragonabile ad una metropoli come la dimensione dello staff del sindaco lascia trasparire. Ecco lo staff potrebbe essere un primo elemento su cui focalizzarsi, valutandone il contributo e la generazione di valore per la cittadinanza, iniziando così un piano di efficienza. Sarebbe un primo passo o quantomeno la dimostrazione che la visione d’insieme esiste.

Nuccio Tangari, Buongiorno Cosenza

metro Oggi un decisivo passo verso il caos in cui la città è destinata inesorabilmente a cadere, grazie alle ormai famose opere: Metro Leggera e Parco del Benessere.

I principali attori, con fare trionfalistico, annunciano gli imminenti lavori, la consequenziale chiusura del viale e un arrivederci alla metà di settembre per condividere il cronoprogramma.

Quel che ci aspettiamo lo abbiamo dettagliatamente evidenziato in precedenti comunicati, una paralisi del traffico cittadino, un inevitabile innalzamento dei livelli di inquinamento acustico, un ulteriore colpo al tessuto commerciale (quello del definitivo ko?) ed in ultimo, ma non per importanza, una qualità di vita che è destinata a calare ulteriormente.

Ma esiste un aspetto su cui vogliamo focalizzarci, nella speranza di far riflettere cittadini e movimenti, ed è quello dell’incontro tra il sindaco di Cosenza ed il Governatore della Calabria.

Troviamo singolare come le due cariche siano riuscite finalmente ad incontrarsi ed alla nostra mente torna l’ultimo intervento in Consiglio Comunale del primo cittadino quando, su richiesta di alcuni consiglieri di minoranza, fu chiamato a fornire aggiornamenti sulla questione ospedaliera.

La pratica fu liquidata in pochissimo tempo, con un nulla di fatto per l’impossibilità di mettersi in contatto con la massima carica regionale.

Comprendiamo bene come un progetto come la Metro sia legato a tanti interessi, la portata economica dell’opera e delle maestranze che saranno impegnate nella sua realizzazione ne sono la conferma.

E’ evidente, altresì, un sempre più un continuo convergere su idee e su progetti tra il sindaco ed il governatore e ancor più evidente è l’incredulità nel ricordare la frase utilizzata per rispondere al quesito posto in Consiglio Comunale.

La questione ospedaliera genera un interesse pubblico di estremo valore, perché è la dimostrazione di come un’amministrazione non solo abbia a cuore un diritto fondamentale del cittadino, quale il diritto alla salute, ma ha anche un valore ed impatti positivi su un territorio che fondamentalmente è povero e rischia di esserlo ancor di più, perdendo anche la centralità e il riferimento nell’ambito dell’intero territorio provinciale

Per quante alte possano essere le aspettative sul parco del benessere, mai potrà sostituirsi e/o colmare i vuoti che il disagio sanitario attualmente vissuto dai cittadini genera.

E dunque ci chiediamo: perché i disaccordi e i diversi punti di vista su queste nuove opere sono stati brillantemente superati, mentre per altre questioni questo non avviene?

Auspichiamo che qualche risposta possa arrivare direttamente dai protagonisti, ma prima li invitiamo a riflettere in modo sereno e con senso di responsabilità perché la città non ha bisogno di altri problemi oltre quelli che già ci sono e che continuano ad esserci grazie a tanto immobilismo.

 

Buongiorno Cosenza

 
 

jolly Alla luce di quanto accaduto negli ultimi due mesi riteniamo sia necessario chiarire la linea di pensiero di Buongiorno Cosenza.
L’ex Jolly è un immobile da abbattere, considerazione da sempre condivisa e impressa nella memoria dei cosentini.
La battaglia politica e mediatica in atto da tempo sulle autorizzazioni è un discorso che non influenza, quindi, il nostro pensiero.
 
In merito alla questione, dunque, questi i nostri punti:
 
1. Sarebbe opportuno che la ditta aggiudicataria dei lavori mostrasse pubblicamente tutte le autorizzazioni in suo possesso atteso che all’atto dell’aggiudicazione della gara si impegnava a richiederle, previa presentazione del progetto definitivo agli enti competenti.
2. La ditta e l’ente comunale dovrebbero chiarire se l’impedimento legato all’alveo dei fiumi, come richiesto dal Mibac, sia stato superato o meno.
3. L’abbattimento dell’ex Jolly è condivisibile e su questo siamo disponibili a fornire piena collaborazione affinché ciò avvenga nel più breve tempo possibile e in ossequio al nostro ordinamento. E’ altresì auspicabile il coinvolgimento delle rappresentanze (consiliari ed extra consiliari) in merito a tutte le attività post abbattimento ed in particolare al contenuto del Museo affinché non sia soltanto un elemento di marketing territoriale, legato alla improbabile leggenda del Tesoro di Alarico, ma possa rappresentare un vero e proprio museo della storia millenaria della nostra città.
 
Qualora le considerazioni di cui sopra non fossero ritenute valide, sotto il profilo della tutela del territorio e capaci di fornire un valore aggiunto per la cittadinanza, la nostra attività sarà quella di evidenziarne le criticità nei modi e nelle forme che appartengono al nostro modo di comunicare.
Tali rimostranze saranno evidenziate sia nelle auspicabili riunioni sia attraverso comunicati.
Si invitano, inoltre, tutte le forze politiche a non dimenticare tutte le problematiche che ancora oggi la città deve quotidianamente affrontare, affinché la discussioni sull’ex Jolly non metta in secondo piano:
 
1. Ospedale
2. Centro Storico
3. Sviluppo Economico
4. Inquinamento ambientale
5. Viabilità
6. Riammodernamento delle condutture idriche
7. Piano di manutenzione delle infrastrutture
8. Ripristino del sistema di videosorveglianza
9. Trasporto Pubblico Locale
10. Politiche attive di contrasto sullo spopolamento cittadino
 
La nostra azione politica sarà sempre legata alla pura difesa degli interessi collettivi della città.
 
Buongiorno Cosenza

gallo Caro Fabio,

leggo solo ora sui social che qualcuno ha pensato bene di minacciarti per zittire la tua voce di oppositore a questa giunta comunale. Non posso che aggiungere la mia solidarietà, e quella del movimento Buongiorno Cosenza, a quella di tanti che in queste ore ti manifestano, come è giusto, la loro vicinanza. E’ indegno essere aggrediti perché la propria voce esce fuori dal coro ma purtroppo capita. A te apertamente, a me velatamente, con mezze parole, allusioni e chi più ne ha più ne ha più ne metta.

Sono stato fiero e leale oppositore di Salvatore Perugini perché ho contrastato un modo di amministrare la cosa pubblica troppo passivo e remissivo e, a volte, troppo imbrigliato nella logica dei precari equilibri da mantenere a tutti i costi. Ho capito che con la sua giunta aveva iniziato un’opera di risanamento dei conti comunali, tuttavia aveva abdicato da tempo al suo ruolo di guida della città perche troppo preso a chiudere falle che si aprivano a destra e a manca, pagando spesso prezzi esorbitanti.

Ho rimpianto, sinceramente, di Salvatore Perugini l’onestà e la buona fede.

Nel 2011, spinto dal mio amore per la città, ho proposto ai cosentini la mia candidatura a Sindaco. Non avevo poteri forti con me né risorse illimitate, ma la mia storia ed il mio impegno, che non erano poca cosa però. Ho conseguito un decoroso 5 % (circa 2000 voti) che al ballottaggio ho dirottato verso l’attuale sindaco a fronte di un accordo politico programmatico: presidenza del consiglio e realizzazione di 6 punti programmatici. All’indomani della sua elezione avvenuta per qualche centinaio di voti (magari i miei) quegli accordi che gli Uomini siglano con una stretta di mano (e anche con dichiarazioni pubbliche), furono disattesi ed io non ebbi altra strada che dissociarmi dall’azione politica del sindaco. Me ne dissero di tutti i colori: che non avevo ottenuto, che avevo ricattato, che chissà cosa pretendevo. Come se una moglie tradita dal marito fedifrago non avesse diritto di interrompere un legame contratto dinanzi a Dio ed agli uomini. Solo a Cosenza, mah. Non mi sono scomposto, sono andato avanti sopportando più che minacce, insulti velati e non solo, perché non mi ero sottomesso ad un capo così generoso con amici e sodali. In quel tempo iniziai anche a pubblicare determine e delibere della prima giunta Occhiuto. Tutto materiale utile agli inquirenti per far partire i filoni di inchiesta più scottanti per l’amministrazione comunale. Ricordo ancora che una volta, in pieno consiglio, il sindaco in persona mi “consigliò”, con un tono ambiguo, che non era conveniente che io pubblicassi tutte quelle determine perche sarei potuto incorrerei in chissà quale reato. Ancora sto aspettando una querela per aver portato la trasparenza nel Comune di Cosenza. Sono andato avanti , guardato in cagnesco da quanti pensavamo che mia modesta azione di consigliere comunale di minoranza, tante volte in triste solitudine, potesse in qualche modo togliere loro il desco da sotto il muso. Ma sempre avanti. Fino candidarmi con Enzo Paolini nelle scorse elezioni, da semplice soldato, perché nelle battaglie quando ci si crede non fa differenza guidare le truppe o imbracciare il fucile. Per i sofismi della legge elettorale sono rimasto fuori dal consiglio ma continuo a svolgere, ancora oggi, con senso civico il ruolo che la mia coscienza mi impone. E sono rimasto bersaglio di coloro che sostengono questa giunta per fini reconditi o per superficiali valutazioni. Finanche di chi ha ben pensato di cambiare casacca per godere di un po’ di luce riflessa. Non mi sono scomposto. Ho fornito notizie a quanti me le hanno richieste di destra o di sinistra, perché le notizie non hanno un colore ma una verità che si rivela agli occhi di chi vuole trovarla. Le ho fornite a tanti giornalisti da Camillo Giuliani a Gabriele Carchidi che, su Iacchitè, ne ha fatto l’uso che ha ritenuto più opportuno, e della qualcosa, aggiungo io, mi sembra si sia assunto sempre la responsabilità. A lui come a quanti ne hanno avuto voglia ho dato accesso al mio ampio database di documenti collezionati in questi anni consapevole del rischio che in questa città viene perseguito anche l’armaiolo che vende le pistole agli acquirenti muniti di porto d’armi. Ma non mi sono ancora una volta tirato indietro, perché ho la coscienza tranquilla e soprattutto perché “l’aria chiara non ha paura di tuoni”. Ho un ambizioso progetto: risvegliare le coscienze dei cosentini. Al pari tuo ce la sto mettendo tutta e non ho intenzione di mollare. Ho fatto il callo a minacce, ritorsioni, antipatie e ostracismi. Il percorso l’ho intrapreso e vado avanti. Fai lo stesso anche tu.

Un abbraccio Sergio

 

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