Cosenza, contributi non pagati per anni ai dipendenti. Nucci: “Ve lo avevo detto 9 anni fa!”

Sergio Nucci ridotta

Era il luglio del 2013 quando nell’aula del consiglio comunale di Cosenza, comune guidato a quel tempo da Mario Occhiuto, denunciavo pesanti irregolarità circa la mancata corresponsione dei contribuiti previdenziali per dipendenti e dirigenti del municipio cosentino. Una denuncia come tante altre di quel tempo, puntualmente avanzata ma altrettanto puntualmente sottaciuta o relegata nel dimenticatoio da chi aveva il compito di indagare su quelle mancanze che un ente importante metteva in atto per portare avanti una gestione non del tutto limpida e, ahinoi, foriera dei danni che oggi paghiamo. Oggi, con circa 9 anni di ritardo, apprendiamo che dietro quelle parole esisteva una verità, amara, tragica, incredibile … ma pur sempre una verità. A questo punto potrei gongolare dicendo ve lo avevo detto, ed anche per tempo (nove anni fa sic!), ma a cosa servirebbe? In quegli anni per dire soltanto la verità la lista dei miei “nemici” è cresciuta a dismisura. Forse colpivo conventicole dedite al maneggio? Forse toccavo interessi particolari? Forse disturbavo il manovratore ed i manovrati? Non so ma il mio dire la verità, il mio cercare le ragioni, il mio denunciare senza timori o reverenze non è stato apprezzato dalla mia città, dalla mia gente. Non è stato apprezzato né sostenuto in primis da molti che oggi si lamentano. Non c’erano al mio fianco e neanche dietro di me quando a viso aperto davo a Cesare quello che era suo. Non c’erano a stimolarmi a fare ancora di più e meglio. Ero solo. Fortunatamente qualche giornalista libero ogni tanto riprendeva quegli argomenti scabrosi e cercava di andare al fondo delle cose, ma anche in quel caso dinanzi alle denunce, alle inchieste si alzava un muro di gomma impossibile da abbattere. Oggi l’ennesima beffa per questa città. Anche i contributi degli aventi diritto non si trovano. Quel che è peggio è che chi si è reso responsabile di tutto ciò ha ricevuto anche qualche ambito riconoscimento. Mi convinco sempre più che aveva ragione un illustre calabrese che qualche tempo fa scriveva “La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile” e aggiungerei: anche poco conveniente. A voi la linea studio.

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