Sarà capitato a molti di passeggiare per le strade di Cosenza bighellonando tra vie principali e secondarie, osservando le vetrine, comparando i prezzi e la qualità di articoli diversi. Un panorama desolante.
Negli ultimi tempi il nostro Paese ha affrontato una pesante crisi economica che ha generato una forte battuta di arresto nel settore del commercio. Molti imprenditori hanno dovuto fare i conti con la ridimensionata capacità di acquisto dei consumatori e a pagarne per primi le conseguenze sono stati quei piccoli negozi fino a poco tempo fa linfa vitale dei nostri quartieri.
A chi non è capitato di leggere un cartello di poche parole lasciato in vetrina in bella vista con la scritta “fuori tutto “ o “scontissimi” o“ arrivederci e grazie”.
Quello è un addio con un’immensa tristezza nel cuore. Un altro pezzo della nostra storia che finisce. Ci si chiede perché. Ci si guarda attorno e la risposta è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni il settore commerciale ha subito una trasformazione troppo repentina. Le botteghe, i negozi storici gestiti tradizionalmente da famiglie, tramandati di padre in figlio, hanno dovuto lasciare il passo a nuove attività con maggiore capacità reddituale, necessaria per pagare un affitto ormai troppo oneroso per i vecchi esercenti. Queste nuove attività si occupano prevalentemente di ristorazione e concorrono numerose nella stessa via o piazza. Aprono e chiudono ciclicamente e incessantemente.
Il quartiere si trasforma, quindi, in un immenso fast-food a cielo aperto che occupa con tavoli e sedie gran parte delle piazze e strade.
Non solo!! La chiusura delle attività commerciali, dalle nostre parti, è il frutto anche di un insieme di concause. Su tutte, il calo del potere d’acquisto dei consumatori, la deregulation totale degli orari e dei giorni di apertura che ha sfavorito le piccole attività in quanto incapaci di competere, l’eccesso di offerta di un determinato comparto del commercio, e, in ultimo, ma non per ultimo, l’assenza dell’amministrazione comunale nel gestire le licenze commerciali e nel predisporre un adeguato piano della circolazione. E’ un fatto che a Cosenza manchino il piano del traffico e soprattutto il piano del commercio, strumento indispensabile per definire, sotto il profilo normativo, urbanistico e sociale lo sviluppo del settore commerciale nei suoi vari aspetti.
Aperture indiscriminate senza un raziocinio, aree ZTL in ogni dove, assenza di parcheggi allontanano sempre più i potenziali clienti della città e soprattutto della provincia
Allora ci si chiede se non sia il caso di correre ai ripari per non far morire quel che resta del tessuto vitale della comunità, quel commercio sul quale si è basata per tanti anni l’economia ed il benessere della nostra città. Potrebbe essere tardi, ma se non si parte con la redazione dei piani del traffico e del commercio ben poco potranno fare coloro che saranno chiamati a governare Cosenza.
Non si può più restare insensibili al grido di allarme delle Associazioni di Categoria e dei singoli commercianti perché se vive il commercio, vive Cosenza.
Emilia Cerullo
Buongiorno Cosenza


17 ottobre 2018: cadono calcinacci dalla sopraelevata di Cosenza. Non è una novità, ne avevamo già scritto lo scorso 20 luglio.
volevo oggi intrattenerla, assieme ai suoi lettori, su alcune considerazioni scaturite dalla vicenda che ha riguardato in queste ore il sindaco di Cosenza.
Stamane un gruppo di attivisti di Prendocasa ha occupato la sede dell’ex hotel Jolly. Apparentemente una non notizia, dal momento che la “mission” dei Prendocasa è proprio l’occupazione di spazi disabitati, se non fosse che proprio oggi, davanti al notaio, l’ATERP dovrebbe formalizzare la cessione dell’ex albergo al Comune di Cosenza per la cifra, di vero realizzo, di un 1.300.000 euro, di cui 800 mila provenienti dalle case comunali e i restanti 500 mila da quelle regionali.
Vi ricordate quel bel film con Rock Hudson il cui titolo era “Lo sport preferito dagli uomini”? Il protagonista era un bravissimo venditore di uno store di articoli per lo sport che millantava con i suoi clienti di essere un grande pescatore, mentre in realtà non aveva mai preso un pesce in vita sua.