Martedi, 13 novembre 2018 ore 16:55

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Cosenza 2018: la città stretta e un po' costretta

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panorama

Cosenza è una piccola città e proprio per questo dovrebbe essere fruibile in tutta la sua estensione, per tutti i suoi angoli, per tutte le sue direttrici non cedendo alle tentazioni un po’ retrive di aderire al concetto monocentrista del paesino, anche perchè i cosentini, a giusta ragione, non hanno mai visto di buon occhio la limitazione della vita di quartiere, infatti, l’area urbana, quando ancora non era stata intuita politicamente, era davvero frequentata in lungo e in largo: dai giovani che individuavano centri di aggregazione anche a Rende e Castrolibero, dagli imprenditori che non vedevano ridursi le potenzialità delle proprie aziende per improvvise chiusure del traffico veicolare, dai cittadini che per scegliere la propria residenza non erano obbligati ad individuare faticosamente zone oggetto di sviluppo futuro ed altre destinate all’abbandono. Qualche tempo fa poteva esserci solo la differenza tra i quartieri a vocazione commerciale ed altri a vocazione residenziale. La strada scelta, ormai da qualche anno, della pedonalizzazione permanente di alcune importanti strade ha inevitabilmente stravolto la vita dei cosentini. L’interruzione della viabilità automobilistica isola drasticamente le aree interessate dal provvedimento costringendo coloro che vi abitano ad una “vita di quartiere” tipica delle grandissime città metropolitane i cui quartieri sono grandi come Cosenza. Tale fenomeno non è un bene, e per le piccole cittadine di provincia non lo è ancor di più, perché un siffatto modo di vivere imposto dalle difficoltà di movimento costringe i cittadini a difendersi con la limitazione degli spostamenti trasformando la vita di quartiere, delle grandi città, in “vita da condomino” per una piccolo centro quale è Cosenza. Quindi, i residenti delle aree pedonalizzate vivono con terrore l’eventualità di usare l’auto e quelli che risiedono fuori da queste aree le evitano accuratamente. Cosi vivendo si avvia il lento e inesorabile processo di frequentazione a singhiozzo di queste aree. Le aree pedonalizzate e quelle limitrofe sono per molti giorni della settimana pervase da un silenzio desueto e tipico dei quartieri residenziali o dei Centri storici come quelli di città di tradizione che in questo modo difendono il patrimonio urbanistico e artistico e consentono un controllato e regolare turismo di massa; salvo rivitalizzandosi il sabato pomeriggio quando non piove e non tira vento.

Cosenza ha due città ben distinte: quella nuova con un impianto semplice, costretto ad una espansione in lunghezza, costituito da costruzioni dal valore architettonico non sempre eccellente e quella vecchia che è uno straordinario impianto storico abbandonato dai cosentini e dalle amministrazioni, fatta eccezione per alcuni rari e limitati interventi di rianimazione purtroppo falliti, perché incentrati solo sull’apertura di qualche pub e sull’agevolato accesso al credito per l’acquisto di immobili. I cosentini tutti sono consapevoli di questo grande patrimonio ma nello stesso tempo gli viene impedito di riappropriarsene a causa di condizionamenti economici e sociali permanenti negli ultimi 50 anni. Mi riferisco alle mancate politiche di ripopolamento del centro storico con criteri meno semplici di quelli attuati e tesi solo alla sbrigativa sistemazione di questioni abitative spinose e di difficile impatto sociale.

La città vecchia avrebbe dovuto godere di quei silenzi non desueti interrotti solo dal brusio dei turisti e dal rumore delle macchine fotografiche accompagnato dalle voci delle guide dei tour operator.

La città nuova avrebbe invece bisogno di una vivacità diversa, di strade aperte al traffico veicolare e quando necessario di interventi di pedonalizzazione mirati e a tempo legati ad una politica commerciale tesa ad impedire l’omologazione dei prodotti offerti dal mercato coincidenti a quelli dei centri commerciali realizzati nel circondario e dedicati ad altra utenza.

Siamo in presenza di grandi contraddizioni che hanno cambiato il volto di Cosenza impoverendone il ruolo attuale e sacrificandone quello futuro.

Speriamo in un futuro migliore.

Buongiorno Cosenza

 

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