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Piovono calcinacci 2

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sopra-696x52217 ottobre 2018: cadono calcinacci dalla sopraelevata di Cosenza. Non è una novità, ne avevamo già scritto lo scorso 20 luglio.

Anche allora, come oggi, si era reso necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco ed anche allora, per pura fortuna, non si erano registrati feriti o ingenti danni.

Ma stavolta al Comune non potranno dire “non lo sapevamo”. Cosa è stato fatto in questi mesi per mettere in sicurezza un pezzo di quella sopraelevata, gestita dal Comune di Cosenza, che tanto utile, soprattutto di questi tempi, è per gli automobilisti che entrano o escono dalla città? Che provvedimenti sono stati adottati dopo i primi cedimenti? Noi non abbiamo notizie né di determine né di delibere in tal senso. Come se il problema non esistesse. Eppure è per miracolo che nessuno si sia ferito o peggio nel momento dei crolli.

E fanno sorridere adesso i roboanti proclami del passato dei nostri amministratori circa interventi manutentivi che altro non erano che ripianare qualche buca nel manto stradale o a coprire, questo si con dolo, i giunti di dilatazione esistenti tra le campate.

Nessuna giustificazione dunque per Palazzo dei Bruzi, nessuna attenuante,   solo l’amara constatazione che la mancata messa in sicurezza non riguarda solo il nostro centro storico ma anche la parte nuova della città, vecchio e nuovo accomunati dall’incuria e dall’abbandono.

Chissà quando capiranno i nostri governanti che gli euro dei contribuenti andrebbero spesi più che per i dinosauri, le sagre i consulenti esterni, etc etc per interventi di manutenzione che nella nostra città sono davvero ormai indifferibili.

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

Gentile Dottoressa Macrì,

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risvolevo oggi intrattenerla, assieme ai suoi lettori, su alcune considerazioni scaturite dalla vicenda che ha riguardato in queste ore il sindaco di Cosenza.

Premetto che è legittimo che chi è accusato di un qualcosa si difenda, così come è comprensibile che per difendersi chi è accusato possa addirittura mentire, comprensibile non giustificabile si badi bene.

Trovo invece vergognoso per chi è terzo, come può essere un magistrato o un giornalista, non confutare le bugie del chiamato in causa, siano esse dette in buona o mala fede. Il preambolo è funzionale per dire che ci sono momenti nei quali ciascuno di noi deve abbandonare la casacca del tifoso e vestire i panni del terzo super partes, soprattutto quando si hanno responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica, quella onesta che paga le tasse, che rispetta le leggi, che è fedele allo Stato.

E’ di queste ore la notizia che la DDA di Roma ha chiuso le indagini in una vicenda di appalti e corruzione che, oltre al primo cittadino di Cosenza, coinvolge l’ex ministro Corrado Clini e la di lui compagna Martina Hauser. Occhiuto a questo proposito scrive: “notizia vecchia mi vogliono danneggiare”.

E qui si apre la prima riflessione. L’amico e giornalista Michele Giacomantonio rivolge un commento lapidario quanto efficace a questa affermazione: "Un fatto accaduto alcuni mesi fa, ma non reso noto all'opinione pubblica, non è una notizia vecchia, è una notizia nascosta. Le basi, per favore, le basi...".

Dunque legittima la difesa del sindaco ma del tutto risibile se è vero che la notizia non è vecchia, bensì sconosciuta. E quindi la notizia diventa vecchia proprio nel momento che diventa notizia ed i fatti relativi ad Occhiuto sono diventati notizia appena ieri l’altro.

Ma la seconda dichiarazione diventa ancora più perniciosa per il primo cittadino perché ci restituisce un uomo lontano dalla vita reale, Occhiuto scrive "Avevo ricevuto molto tempo prima dell'estate un avviso di conclusione delle indagini..".

L’avviso è dell’11 giugno 2018. Ma perché Occhiuto si lascia andare a simili affermazioni? Delle due l’una: o perché è in uno stato confusionale e non sa davvero quando inizia l’estate cioè il 21 giugno e l’11 giugno non è “molto tempo prima dell’estate”, o perché immagina che nessuno si prenderà la briga di prendere gli atti di questa vicenda e confutare le sue affermazioni. Nel secondo caso si aprirebbe un ginepraio che per carità di patria evito.

Concludo affermando che sono sempre più convinto che un individuo è innocente fino al terzo grado di giudizio ma sono altresì convinto che tutto quello che dice o scrive può essere usato contro lui stesso.

E se Occhiuto scrive castronerie la colpa non è certo dei giornalisti che le evidenziano … quando le evidenziano. In ultimo davvero un plauso ai magistrati che non hanno dato in queste settimane in pasto all'opinione pubblica questa triste vicenda di Clini e co., ma anche a quel giornalista che ha scovato lo scoop rendendolo di pubblico dominio.

Grazie per l'ospitalità.

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

lettera pubblicata il 15 ottobre 2018 su Il Quotidiano del Sud nella rubrica "Lettere e Interventi" curato da Annarosa Macrì

I Prendocasa calano il Jolly

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hotel-e1538987063360Stamane un gruppo di attivisti di Prendocasa ha occupato la sede dell’ex hotel Jolly. Apparentemente una non notizia, dal momento che la “mission” dei Prendocasa è proprio l’occupazione di spazi disabitati, se non fosse che proprio oggi, davanti al notaio, l’ATERP dovrebbe formalizzare la cessione dell’ex albergo al Comune di Cosenza per la cifra, di vero realizzo, di un 1.300.000 euro, di cui 800 mila provenienti dalle case comunali e i restanti 500 mila da quelle regionali.

Diciamolo subito per i no-metro questa è una coincidenza non nefasta, dal momento che la
mancata acquisizione del Jolly da parte del comune potrebbe rallentare, e non poco, l’inizio dei lavori della tanto discussa opera di collegamento tra Cosenza e Rende.

Ma ciò detto la cosa più bizzarra che salta all’occhio non è l’occupazione in quanto tale, quanto la circostanza che l’ex Jolly era da molti mesi sottoposto a sorveglianza h 24 (tutto il giorno) da parte di un istituto di vigilanza, pagato proprio a tutela dell’immobile, ovvero per evitare che venisse occupato.

Le cronache del raid, a proposito dell’occupazione, riferiscono di attimi concitati e spintonamenti tanto che l’unico guardiano presente, è stato prontamente trasferito in ospedale dove i sanitari non hanno però riscontrato traumi o contusioni.

Un’azione in perfetto stile NOCS o Berretti Verdi, dunque.

Ma il punto è un altro. A cosa è servito pagare, e lautamente, tutti questi mesi un servizio di guardiana se il risultato è quello che lo stabile, almeno in queste ore, è occupato?

Perché il servizio di guardiania h 24 , consistente in presidio fisso di una unità compreso di apparecchiature antintrusione e videosorveglianza radiocollegate con la propria centrale operativa, non è costato bruscolini, bensì 527 € al giorno (la cifra si evince facilmente da un semplice calcolo operato sulla determina 1987 del 2017 tre mesi = € 47.459,95). Ovvero che nell’anno trascorso, se la matematica non è un’opinione, di euro ne sono stati spesi almeno 189.000.

Senza volere in questa sede parlare degli affidamenti ripetuti alla stessa ditta, o della legittimità di vigilare su una bene del quale non si detiene il possesso, che presto saranno argomenti di riflessioni approfondite di altri organismi, la domanda sorge spontanea: per cosa abbiamo pagato un servizio considerato che il bene ormai è finito senza colpo ferire in mano agli attivisti di Prendocasa?

Probabilmente non avremo risposte, sempre che qualcuno in questa città, con altri ruoli e altre funzioni, non voglia far propri i nostri interrogativi.

 

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

 

La città dello spot

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stadio-marullaVi ricordate quel bel film con Rock Hudson il cui titolo era “Lo sport preferito dagli uomini”? Il protagonista era un bravissimo venditore di uno store di articoli per lo sport che millantava con i suoi clienti di essere un grande pescatore, mentre in realtà non aveva mai preso un pesce in vita sua.

Ebbene Mario Occhiuto è il venditore di quel film, che tra le altre cose parlava di sport e dunque è una metafora efficacissima.

È di ieri la notizia che racconta di Cosenza scelta come città europea dello sport e la cosa è come i pesci mai presi del film. Non solo perché sono almeno 3 le città che rivendicano lo stesso primato, ma soprattutto perché l'ambìto (?) riconoscimento si ottiene a pagamento, peccato però che nessuna testata che pubblica il roboante annuncio del Comune si sia presa la briga di leggere le notizie fino in fondo e non fermarsi al solo titolo.

Insomma l'ennesimo patacca di basso conio, pagata per ottenerla, ma spacciata come una straordinaria conquista.

Il venditore Rock – Mario colpisce ancora, o almeno ci prova a stupire. Però, esattamente come nell'esilarante pellicola, l'abile venditore viene sgamato e le bugie raccontate affiorano implacabilmente.

Per scoprirlo basta guardarsi attorno e per conferma è sufficiente leggere i commenti sui social: una lunga serie di spernacchiamenti che nemmeno i pretoriani a pagamento, che vigilano sui social affinché il principe sia solo adulato, sono in grado di arginare. Del resto questa è la città degli spazi dedicati allo sport ma abbandonati allo scempio, della piscina distrutte e lasciata al saccheggio, del campo scuola chiuso per sempre, del campo di calcio che doveva essere perfetto per la prima partita in B e invece era ed è ancora più somigliante ad un campo di beach-volley, dei palazzetti abbandonati ed occupati senza nessun titolo. Questa patacca, rivenduta come oro dal sindaco, costa (ad oggi) circa otto mila euro , cifra che deve uscire in parte dalle casse comunali e in parte da volenterosi sponsor, ma la sola iscrizione all’inutile giochino costa ai cosentini 1800 euro.

L'ennesimo luccicante premio che serve ad abbagliare per non far vedere il degrado e l'arretramento complessivo che vive questa città.

E mentre le bugie ormai vivono il tempo di un respiro, generando fastidio e ilarità, il sindaco già pensa alla prossima bufala d'effetto: annunciare che Goletta verde ha detto che il mare di Cosenza è il più pulito del mondo. E chi dice che Cosenza non ha il mare è un odiatore.

 

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

Cosenza 2018: la città stretta e un po' costretta

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panoramaCosenza è una piccola città e proprio per questo dovrebbe essere fruibile in tutta la sua estensione, per tutti i suoi angoli, per tutte le sue direttrici non cedendo alle tentazioni un po’ retrive di aderire al concetto monocentrista del paesino, anche perchè i cosentini, a giusta ragione, non hanno mai visto di buon occhio la limitazione della vita di quartiere, infatti, l’area urbana, quando ancora non era stata intuita politicamente, era davvero frequentata in lungo e in largo: dai giovani che individuavano centri di aggregazione anche a Rende e Castrolibero, dagli imprenditori che non vedevano ridursi le potenzialità delle proprie aziende per improvvise chiusure del traffico veicolare, dai cittadini che per scegliere la propria residenza non erano obbligati ad individuare faticosamente zone oggetto di sviluppo futuro ed altre destinate all’abbandono. Qualche tempo fa poteva esserci solo la differenza tra i quartieri a vocazione commerciale ed altri a vocazione residenziale. La strada scelta, ormai da qualche anno, della pedonalizzazione permanente di alcune importanti strade ha inevitabilmente stravolto la vita dei cosentini. L’interruzione della viabilità automobilistica isola drasticamente le aree interessate dal provvedimento costringendo coloro che vi abitano ad una “vita di quartiere” tipica delle grandissime città metropolitane i cui quartieri sono grandi come Cosenza. Tale fenomeno non è un bene, e per le piccole cittadine di provincia non lo è ancor di più, perché un siffatto modo di vivere imposto dalle difficoltà di movimento costringe i cittadini a difendersi con la limitazione degli spostamenti trasformando la vita di quartiere, delle grandi città, in “vita da condomino” per una piccolo centro quale è Cosenza. Quindi, i residenti delle aree pedonalizzate vivono con terrore l’eventualità di usare l’auto e quelli che risiedono fuori da queste aree le evitano accuratamente. Cosi vivendo si avvia il lento e inesorabile processo di frequentazione a singhiozzo di queste aree. Le aree pedonalizzate e quelle limitrofe sono per molti giorni della settimana pervase da un silenzio desueto e tipico dei quartieri residenziali o dei Centri storici come quelli di città di tradizione che in questo modo difendono il patrimonio urbanistico e artistico e consentono un controllato e regolare turismo di massa; salvo rivitalizzandosi il sabato pomeriggio quando non piove e non tira vento.

Cosenza ha due città ben distinte: quella nuova con un impianto semplice, costretto ad una espansione in lunghezza, costituito da costruzioni dal valore architettonico non sempre eccellente e quella vecchia che è uno straordinario impianto storico abbandonato dai cosentini e dalle amministrazioni, fatta eccezione per alcuni rari e limitati interventi di rianimazione purtroppo falliti, perché incentrati solo sull’apertura di qualche pub e sull’agevolato accesso al credito per l’acquisto di immobili. I cosentini tutti sono consapevoli di questo grande patrimonio ma nello stesso tempo gli viene impedito di riappropriarsene a causa di condizionamenti economici e sociali permanenti negli ultimi 50 anni. Mi riferisco alle mancate politiche di ripopolamento del centro storico con criteri meno semplici di quelli attuati e tesi solo alla sbrigativa sistemazione di questioni abitative spinose e di difficile impatto sociale.

La città vecchia avrebbe dovuto godere di quei silenzi non desueti interrotti solo dal brusio dei turisti e dal rumore delle macchine fotografiche accompagnato dalle voci delle guide dei tour operator.

La città nuova avrebbe invece bisogno di una vivacità diversa, di strade aperte al traffico veicolare e quando necessario di interventi di pedonalizzazione mirati e a tempo legati ad una politica commerciale tesa ad impedire l’omologazione dei prodotti offerti dal mercato coincidenti a quelli dei centri commerciali realizzati nel circondario e dedicati ad altra utenza.

Siamo in presenza di grandi contraddizioni che hanno cambiato il volto di Cosenza impoverendone il ruolo attuale e sacrificandone quello futuro.

Speriamo in un futuro migliore.

Buongiorno Cosenza

 

ZTL, ovvero come fare cassa

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ZTL-Cosenza01-735x400 La congiuntura economica, la conseguente riduzione dei fondi destinati agli enti locali ed in particolar modo ai Comuni, hanno imposto agli stessi una riflessione e una nuova soluzione per individuare le risorse monetarie necessarie a far fronte al proprio fabbisogno. Le leve a disposizione non sono molte anche in virtù della necessità di dover individuare ed attuare azioni che possano nel breve periodo agire sui flussi di cassa, perché il problema non è solo colmare questo gap monetario, ma farlo anche in funzione dei flussi di uscita previsti dai diversi accordi (fornitori, personale etc.). L’equilibrio monetario assume contorni estremamente fondamentali nella macchina operativa.

In questo ambito si possono individuare due tipologie di enti, valutando il loro virtuosismo collegato alle scelte strategiche attuate e riconducibili al bene della collettività:

  • I Comuni virtuosi decidono di percorrere scelte volte ad un’armonizzazione e ad un ripensamento della spesa pubblica.
  • I Comuni non virtuosi individuano la strada più breve ovvero tagli sui servizi (spesso anche primari) oppure istituzione di disposizioni che possano incrementare i flussi di cassa dovuti a sanzioni amministrative.

Il proliferare di ZTL e varchi, l’imponente presenza di aree di sosta regolate da tariffe e la sempre minore disponibilità di aree a libero parcheggio, rappresentano un sistema capace di generare un tesoretto importante per le casse comunali. Il cittadino inconsapevolmente non è più considerato tale ma bensì è stato trasformato in finanziatore. Abbiamo da sempre considerato le persone che vivono la città un elemento strategico nelle scelte di indirizzo politico ed amministrativo, le valutazioni su ciò che si fa o su ciò che non si fa è legato soprattutto all’impatto su chi quotidianamente vive il luogo.

Le ZTL, le strisce blu non trovano il gradimento non per ciò che rappresentano ma per il modo in cui sono state inserite nel nostro territorio. Ma oltre al danno anche la beffa e dobbiamo ammettere che non ne siamo troppo sorpresi. La norme stabiliscono un termine massimo entro la quale la sanzione deve essere notificata al trasgressore ma l’interpretazione del termine e una diffusa notifica prossima alla scadenza dei termini comporta la perdita del senso stesso della contravvenzione. Questa deve essere uno strumento di educazione, un avvertimento al cittadino che continuando sulla condotta sanzionata non rispetta le norme.

Si comprende bene come la tempestività della notifica sia determinante ma sia verso il soggetto sanzionato sia verso l’utilità e del provvedimento di interdizione al traffico. E’ un Comune sconfitto sotto l’aspetto civico quello che vanta una mole infinita di contravvenzioni da notificare, ma la realtà a volta si capovolge e dunque ritorniamo al punto di partenza ovvero che la soluzione vincente sia, non tanto quella di avere una ZTL davvero funzionante ma avere un numero sempre maggiore di veicoli che senza i dovuti permessi transitano inconsapevolmente.

Vogliamo però aggiungere un altro concetto legato al cambiamento che spesso trova resistenze ma spesso viene sbandierato e pubblicizzato da chi vuole attuarlo senza comprendere che questo cambiamento non deve essere un processo impositivo ma un processo condiviso. Che una città non abbia mai vissuto provvedimenti di interdizione al traffico non deve essere una scusa per gli automobilisti, l’alibi non va dato a nessuno. L’amministrazione comunale in questo non ha avuto un piano che ha aiutato a sgomberare ogni dubbio, perché se è vero che ha concesso una sperimentazione ha anche adottato continue variazioni sui sensi di marcia in diverse strade a libera circolazione, generando così un caos mentale negli automobilisti.

Tutto questo a maggior ragione che la nostra città non è paragonabile ad una metropoli come la dimensione dello staff del sindaco lascia trasparire. Ecco lo staff potrebbe essere un primo elemento su cui focalizzarsi, valutandone il contributo e la generazione di valore per la cittadinanza, iniziando così un piano di efficienza. Sarebbe un primo passo o quantomeno la dimostrazione che la visione d’insieme esiste.

Nuccio Tangari, Buongiorno Cosenza

Sulla metro di Cosenza

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metro Oggi un decisivo passo verso il caos in cui la città è destinata inesorabilmente a cadere, grazie alle ormai famose opere: Metro Leggera e Parco del Benessere.

I principali attori, con fare trionfalistico, annunciano gli imminenti lavori, la consequenziale chiusura del viale e un arrivederci alla metà di settembre per condividere il cronoprogramma.

Quel che ci aspettiamo lo abbiamo dettagliatamente evidenziato in precedenti comunicati, una paralisi del traffico cittadino, un inevitabile innalzamento dei livelli di inquinamento acustico, un ulteriore colpo al tessuto commerciale (quello del definitivo ko?) ed in ultimo, ma non per importanza, una qualità di vita che è destinata a calare ulteriormente.

Ma esiste un aspetto su cui vogliamo focalizzarci, nella speranza di far riflettere cittadini e movimenti, ed è quello dell’incontro tra il sindaco di Cosenza ed il Governatore della Calabria.

Troviamo singolare come le due cariche siano riuscite finalmente ad incontrarsi ed alla nostra mente torna l’ultimo intervento in Consiglio Comunale del primo cittadino quando, su richiesta di alcuni consiglieri di minoranza, fu chiamato a fornire aggiornamenti sulla questione ospedaliera.

La pratica fu liquidata in pochissimo tempo, con un nulla di fatto per l’impossibilità di mettersi in contatto con la massima carica regionale.

Comprendiamo bene come un progetto come la Metro sia legato a tanti interessi, la portata economica dell’opera e delle maestranze che saranno impegnate nella sua realizzazione ne sono la conferma.

E’ evidente, altresì, un sempre più un continuo convergere su idee e su progetti tra il sindaco ed il governatore e ancor più evidente è l’incredulità nel ricordare la frase utilizzata per rispondere al quesito posto in Consiglio Comunale.

La questione ospedaliera genera un interesse pubblico di estremo valore, perché è la dimostrazione di come un’amministrazione non solo abbia a cuore un diritto fondamentale del cittadino, quale il diritto alla salute, ma ha anche un valore ed impatti positivi su un territorio che fondamentalmente è povero e rischia di esserlo ancor di più, perdendo anche la centralità e il riferimento nell’ambito dell’intero territorio provinciale

Per quante alte possano essere le aspettative sul parco del benessere, mai potrà sostituirsi e/o colmare i vuoti che il disagio sanitario attualmente vissuto dai cittadini genera.

E dunque ci chiediamo: perché i disaccordi e i diversi punti di vista su queste nuove opere sono stati brillantemente superati, mentre per altre questioni questo non avviene?

Auspichiamo che qualche risposta possa arrivare direttamente dai protagonisti, ma prima li invitiamo a riflettere in modo sereno e con senso di responsabilità perché la città non ha bisogno di altri problemi oltre quelli che già ci sono e che continuano ad esserci grazie a tanto immobilismo.

 

Buongiorno Cosenza

 
 

Il nostro pensiero

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jolly Alla luce di quanto accaduto negli ultimi due mesi riteniamo sia necessario chiarire la linea di pensiero di Buongiorno Cosenza.
L’ex Jolly è un immobile da abbattere, considerazione da sempre condivisa e impressa nella memoria dei cosentini.
La battaglia politica e mediatica in atto da tempo sulle autorizzazioni è un discorso che non influenza, quindi, il nostro pensiero.
 
In merito alla questione, dunque, questi i nostri punti:
 
1. Sarebbe opportuno che la ditta aggiudicataria dei lavori mostrasse pubblicamente tutte le autorizzazioni in suo possesso atteso che all’atto dell’aggiudicazione della gara si impegnava a richiederle, previa presentazione del progetto definitivo agli enti competenti.
2. La ditta e l’ente comunale dovrebbero chiarire se l’impedimento legato all’alveo dei fiumi, come richiesto dal Mibac, sia stato superato o meno.
3. L’abbattimento dell’ex Jolly è condivisibile e su questo siamo disponibili a fornire piena collaborazione affinché ciò avvenga nel più breve tempo possibile e in ossequio al nostro ordinamento. E’ altresì auspicabile il coinvolgimento delle rappresentanze (consiliari ed extra consiliari) in merito a tutte le attività post abbattimento ed in particolare al contenuto del Museo affinché non sia soltanto un elemento di marketing territoriale, legato alla improbabile leggenda del Tesoro di Alarico, ma possa rappresentare un vero e proprio museo della storia millenaria della nostra città.
 
Qualora le considerazioni di cui sopra non fossero ritenute valide, sotto il profilo della tutela del territorio e capaci di fornire un valore aggiunto per la cittadinanza, la nostra attività sarà quella di evidenziarne le criticità nei modi e nelle forme che appartengono al nostro modo di comunicare.
Tali rimostranze saranno evidenziate sia nelle auspicabili riunioni sia attraverso comunicati.
Si invitano, inoltre, tutte le forze politiche a non dimenticare tutte le problematiche che ancora oggi la città deve quotidianamente affrontare, affinché la discussioni sull’ex Jolly non metta in secondo piano:
 
1. Ospedale
2. Centro Storico
3. Sviluppo Economico
4. Inquinamento ambientale
5. Viabilità
6. Riammodernamento delle condutture idriche
7. Piano di manutenzione delle infrastrutture
8. Ripristino del sistema di videosorveglianza
9. Trasporto Pubblico Locale
10. Politiche attive di contrasto sullo spopolamento cittadino
 
La nostra azione politica sarà sempre legata alla pura difesa degli interessi collettivi della città.
 
Buongiorno Cosenza

Caro Fabio Gallo ti sono vicino e ti dico anche...

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gallo Caro Fabio,

leggo solo ora sui social che qualcuno ha pensato bene di minacciarti per zittire la tua voce di oppositore a questa giunta comunale. Non posso che aggiungere la mia solidarietà, e quella del movimento Buongiorno Cosenza, a quella di tanti che in queste ore ti manifestano, come è giusto, la loro vicinanza. E’ indegno essere aggrediti perché la propria voce esce fuori dal coro ma purtroppo capita. A te apertamente, a me velatamente, con mezze parole, allusioni e chi più ne ha più ne ha più ne metta.

Sono stato fiero e leale oppositore di Salvatore Perugini perché ho contrastato un modo di amministrare la cosa pubblica troppo passivo e remissivo e, a volte, troppo imbrigliato nella logica dei precari equilibri da mantenere a tutti i costi. Ho capito che con la sua giunta aveva iniziato un’opera di risanamento dei conti comunali, tuttavia aveva abdicato da tempo al suo ruolo di guida della città perche troppo preso a chiudere falle che si aprivano a destra e a manca, pagando spesso prezzi esorbitanti.

Ho rimpianto, sinceramente, di Salvatore Perugini l’onestà e la buona fede.

Nel 2011, spinto dal mio amore per la città, ho proposto ai cosentini la mia candidatura a Sindaco. Non avevo poteri forti con me né risorse illimitate, ma la mia storia ed il mio impegno, che non erano poca cosa però. Ho conseguito un decoroso 5 % (circa 2000 voti) che al ballottaggio ho dirottato verso l’attuale sindaco a fronte di un accordo politico programmatico: presidenza del consiglio e realizzazione di 6 punti programmatici. All’indomani della sua elezione avvenuta per qualche centinaio di voti (magari i miei) quegli accordi che gli Uomini siglano con una stretta di mano (e anche con dichiarazioni pubbliche), furono disattesi ed io non ebbi altra strada che dissociarmi dall’azione politica del sindaco. Me ne dissero di tutti i colori: che non avevo ottenuto, che avevo ricattato, che chissà cosa pretendevo. Come se una moglie tradita dal marito fedifrago non avesse diritto di interrompere un legame contratto dinanzi a Dio ed agli uomini. Solo a Cosenza, mah. Non mi sono scomposto, sono andato avanti sopportando più che minacce, insulti velati e non solo, perché non mi ero sottomesso ad un capo così generoso con amici e sodali. In quel tempo iniziai anche a pubblicare determine e delibere della prima giunta Occhiuto. Tutto materiale utile agli inquirenti per far partire i filoni di inchiesta più scottanti per l’amministrazione comunale. Ricordo ancora che una volta, in pieno consiglio, il sindaco in persona mi “consigliò”, con un tono ambiguo, che non era conveniente che io pubblicassi tutte quelle determine perche sarei potuto incorrerei in chissà quale reato. Ancora sto aspettando una querela per aver portato la trasparenza nel Comune di Cosenza. Sono andato avanti , guardato in cagnesco da quanti pensavamo che mia modesta azione di consigliere comunale di minoranza, tante volte in triste solitudine, potesse in qualche modo togliere loro il desco da sotto il muso. Ma sempre avanti. Fino candidarmi con Enzo Paolini nelle scorse elezioni, da semplice soldato, perché nelle battaglie quando ci si crede non fa differenza guidare le truppe o imbracciare il fucile. Per i sofismi della legge elettorale sono rimasto fuori dal consiglio ma continuo a svolgere, ancora oggi, con senso civico il ruolo che la mia coscienza mi impone. E sono rimasto bersaglio di coloro che sostengono questa giunta per fini reconditi o per superficiali valutazioni. Finanche di chi ha ben pensato di cambiare casacca per godere di un po’ di luce riflessa. Non mi sono scomposto. Ho fornito notizie a quanti me le hanno richieste di destra o di sinistra, perché le notizie non hanno un colore ma una verità che si rivela agli occhi di chi vuole trovarla. Le ho fornite a tanti giornalisti da Camillo Giuliani a Gabriele Carchidi che, su Iacchitè, ne ha fatto l’uso che ha ritenuto più opportuno, e della qualcosa, aggiungo io, mi sembra si sia assunto sempre la responsabilità. A lui come a quanti ne hanno avuto voglia ho dato accesso al mio ampio database di documenti collezionati in questi anni consapevole del rischio che in questa città viene perseguito anche l’armaiolo che vende le pistole agli acquirenti muniti di porto d’armi. Ma non mi sono ancora una volta tirato indietro, perché ho la coscienza tranquilla e soprattutto perché “l’aria chiara non ha paura di tuoni”. Ho un ambizioso progetto: risvegliare le coscienze dei cosentini. Al pari tuo ce la sto mettendo tutta e non ho intenzione di mollare. Ho fatto il callo a minacce, ritorsioni, antipatie e ostracismi. Il percorso l’ho intrapreso e vado avanti. Fai lo stesso anche tu.

Un abbraccio Sergio

 

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