cosimo 1Eccoci di nuovo, tristemente, a dover portare alla ribalta l’ennesima deficienza che attanaglia la nostra beneamata città: stiamo parlando della manutenzione del manto stradale di via dell’Accoglienza.

Da ormai svariati anni, i residenti in questa arteria cittadina, lamentano le disastrose condizioni della strada che conduce alle loro case: quelle che prima erano piccole buche, si sono trasformate ormai in crateri che ricordano il celebre film “Destination Moon” di Richard Dale (peccato però che qui non ci troviamo sulla luna).

Ad aggravare la situazione, arriva un avversario ostico da affrontare nelle stagioni che si stanno approssimando, ovvero la pioggia: ebbene si, le perturbazioni che si riverseranno a carattere temporalesco, non faranno altro che aumentare la profondità dei solchi, rendendoli inoltre meno visibili e comportando ingenti danni a pneumatici, semiassi e quant’altro attenga ai veicoli stradali.

Come accade in circostanze simili, il movimento civico di “Buongiorno Cosenza” si è fatto carico di questa problematica diventando portavoce del malessere dei cittadini di via dell’Accoglienza e promuovendo una raccolta firme sintomatica di una situazione divenuta ormai paradossale quanto insostenibile.

Paradossale perché è impensabile che in una città dove ci si gloria per i tanti cantieri aperti non si riescono ad asfaltare pochi metri di strada, insostenibile perché l’esasperazione è tale e tanta che senza provvedimenti risolutivi in questa direzione la protesta sarà molto più clamorosa.

In ultimo una raccomandazione: prima di agghindare Cosenza con inutili orpelli luminosi, programmare fantasmagoriche iniziative, immaginare realizzazioni ultra milionarie, bisognerebbe garantire l’abc del buon vivere, evitando di portare ogni problema a diventare una montagna insormontabile!

Cosimo Guarini

Buongiorno Cosenza


SNC'è uno spettro che si aggira per il Comune, è lo spettro dei debiti fuori bilancio. Gli enti li evocano, i documenti li pretendono, le previsioni di bilancio fanno finta di non vederli, ma loro sono lì che aleggiano pesanti come quelle presenze sinistre che sembra sia meglio non materializzare. Eppure il vicesindaco ci aveva promesso, pur fuori tempo massimo, che il 10 ottobre questi “fantasmi” sarebbero stati smascherati, che ne avremmo discusso e opportunamente compreso la loro collocazione nei conti comunali... il dieci ottobre è alle porte, ma di quegli spiriti funesti nemmeno l'ombra.
Come già dovetti fare a luglio, quando sentivo l'incombere di queste “presenze”, ma rispetto a cui nessun ufficio mi diede le carte relative, ho dovuto fare un altro esposto alla Procura, stavolta però a quella della Corte dei conti, nella speranza che almeno quest'organo si metta a indagare.
C'è una lettera della Prefettura che parla chiaro: i Comuni che approvano il bilancio di previsione in settembre, potranno attestare la verifica degli equilibri nella stessa delibera di approvazione di bilancio. Voi, quel 29 settembre scorso, in Consiglio comunale, avete visto qualcosa? Che so, una visione, un'apparizione, un fuoco fatuo? Niente.
Poi leggi la relazione dei revisori dei conti e a pagina 37 ti imbatti in una breve ma intensa segnalazione, messa così, tra le pieghe del discorso, ma a me pare abbastanza spaventosa: nella delibera di giunta avete dato atto degli adempimenti per la salvaguardia degli equilibri di bilancio, ora è necessario che portiate a conoscenza di questo collegio di revisori, con urgenza, eventuali debiti fuori bilancio esistenti. Voi ne avete sentito parlare? Ne avete udito le voci spettrali di notte, tra le stanze di giunta e uffici? Io ancora niente.
Ed è per questo che ho evocato la Corte dei conti, perché mi sono ricordato di quando lasciai il Comune come amministratore nel '93, con più di 60 miliardi in attivo. Poi sono andato a spulciarmi le carte di oggi e vedo che ci stiamo indebitando per più di 90 milioni, un mutuo trentennale che i cittadini dovranno onorare non si è capito ancora bene per sanare cosa, se “questi fantasmi” o opere in cantiere, spettri futuri di cui non conosciamo (perché nessuno ci da le carte) provenienza ed entità.
Cosa fare rispetto a tutto questo? Se nemmeno la Corte dei conti risponderà? Propongo una veglia davanti a Palazzo dei Bruzi, con tanto di tavolino a tre piedi: “Oh debiti fuori bilancio, manifestatevi, fatevi vedere in tutta la vostra interezza, cosicché noi amministratori e politici possiamo capire quale futuro per questa città in pre-dissesto, per i prossimi trent'anni.

S Nucci Questa sperimentazione di trasporto pubblico locale integrato Cosenza-Rende, in barba al dettato regionale e in favore dei cittadini è semplicemente geniale! Se lo lasci dire, sindaco. Un protocollo d'intesa, quello siglato da lei e dal sindaco Manna che crea un precedente storico non solo nei rapporti tra le due realtà comunali, mache può essere paradigmatico per altre buone pratiche nell'area urbana. A questo punto, avendo rotto il primo mattone del muro, buttiamolo giù tutto, sindaco! Penso agli altri settori dei servizi pubblici in mano ai privati, sui quale far valere il principio di sussidiarietà sul quale la nuova sinergia Manna-Occhiuto fa leva in questi giorni. Pensiamo ai costruttori che spesso tengono vacanti i loro immobili una volta realizzati, al di qua e al di là del Campagnano. L'emergenza casa è una delle questioni all'ordine del giorno della nostra città. Perché non pensare, allora, ad applicare il principio di sussidiarietà anche su quelli? Si potrebbero destinare edifici nella disponibilità del Comune di Cosenza all'accoglienza di studenti Unical, e con un colpo di spugna spazzare via le speculazioni sugli affitti. Se dobbiamo usare il pugno di ferro, sindaco Occhiuto, usiamolo con tutti. Chi ha impedito lo sviluppo armonico dell'area urbana fino ad ora? La sussidiarietà dovremmo utilizzarla con tutti coloro che remano contro un'unione possibile. Penso a chi ha impedito che a Cosenza si realizzasse una facoltà universitaria, che a nostro avviso sarebbe il collante principale tra i due Comuni, dal quale poi verrebbe a cascata la sinergia su tutto il resto. E poi ci sono i servizi alla città e l'antica diatriba Rende-meglio-di-Cosenza. Ancora è in voga la critica che la differenziata a Cosenza non funzioni e a Rende invece sì. Allora perché non integrare anche questo servizio, abbattendo i confini del porta a porta o imitando dalle buone pratiche rendesi una soluzione che vada bene anche per Cosenza? E che dire dei lavori pubblici? Perché continuare ad affidare micro appalti alle ditte di fiducia, evitando gare per favorire la tempestività degli interventi, quando a Rende abbiamo la Multiservizi pronta ad assurgere allo stesso ruolo? Giardini, strade e altri lavori di piccola entità, potrebbero essere integrati tra i due Comuni, in modo da evitare, anche in questo caso, che sia il privato a dettare i suoi costi e i suoi tempi alla comunità dell'area urbana.
Sindaco, con questo suo agire nel senso dell'integrazione dei servizi tra Rende e Cosenza, lei ha iniziato un percorso che potrebbe davvero rivoluzionare l'azione dell'amministrazione nelle prassi di spesa pubblica dell'area urbana. Non indugi oltre, allora, e agisca nel senso della costruzione della città unica. Era questo che prospettava nella sua campagna elettorale. Cosa manca, oggi, per andare in quella direzione? Proprio nulla, ci pare. Specie ora che in una persona seria e per bene come Manna, ha trovato un ottimo interlocutore e, possiamo dirlo, un valido alleato. Vada con coraggio verso questa direzione, quella di un unico Comune che gestisca i servizi di una comunità che si sente unita e indica il referendum sulla città unica Cosenza-Rende. In una battaglia del genere, nel senso della città unica, noi potremmo persino stare al suo fianco. Perché quando si dice una cosa di solito la si porta avanti, non è questo il filo conduttore di tutta la sua azione?

nucci02Ci risiamo. Così come già avvenne su piazza Bilotti-Fera, ecco di nuovo una marcia indietro in un'opera pubblica cittadina per una questione burocratica non rispettata. Disattenzione, fretta di iniziare i lavori, leggerezza degli uffici, non ci importa tanto questo, che pure qualifica un'amministrazione nella cura di quello che fa. Ma la rimozione-non rimozione delle ringhiere delle aiuole di piazza Santa Teresa, ci da lo spunto per fare qualcosa di più, per avviare cioè finalmente una discussione aperta col sindaco su cosa stia realmente accadendo in città.

E prenderemo proprio il caso di questo ultimo cantiere avviato-non avviato (l'ennesimo) per iniziarla nel modo più chiaro e – si spera – esaustivo per tutti. Oggi in città sono in via di attuazione diverse opere, altre ne verranno, secondo programma del sindaco.

Nulla da eccepire, un'amministrazione ha tutto il diritto e persino il dovere di disegnare il futuro di una città. Ma disegnare, ecco dove sta il punto. Disegnare. Credo che il primo punto da cui partire, la prima domanda da cui cominciare sia: chi? Abbiamo visto più volte i comunicati del sindaco corredati dai progetti che disegnano le nuove prospettive di piazza Bilotti, delle piste ciclabili, della piazza Santa Teresa, così come delle fontane di via Arabia eccetera. Anche se profani, siamo comunque cittadini osservatori e per cui ci chiediamo: come mai lo stile di queste opere è tra loro così simile? E, per estendere ancora meglio la discussione al quesito che realmente ci interessa: chi disegna le nuove prospettive della nostra città? Un nucleo di progettisti? Un pool di esperti? Il nostro sindaco urbanista? Sarebbe un ottimo punto da cui cominciare, questo dei progetti.

C'è una città che sta cambiando volto e vorremmo sapere chi ne sta dipingendo i contorni. Con molta chiarezza, con nessuna polemica. Dire infatti, nel caso di piazza Santa Teresa, che la nuova piazza disegnata e presto realizzata “sarà in pratica il sagrato della chiesa”, in qualche modo condisce l'opera di una sacralità che fa a pugni con la laicità del progetto originario: la piazza che diventa il sagrato di una chiesa. Si è chiesto, sindaco, se questo va bene a tutti? Se lo è chiesto chi disegna oggi la nuova piazza? Chi, materialmente, ha progettato l'opera? E come lo ha fatto: seguendo i suggerimenti della Curia? Quelli di un gruppo di cittadini cattolici? O a seguito di uno studio del sindaco sull'integrazione tra chiesa e piazza?

Abbiamo chiesto le carte agli uffici, ma sono passati 47 giorni. Posso fare un esposto in Procura per omissione di atti d'ufficio ogni volta? Vorrei risolvere le cose politicamente, ma non mi è concesso. Stiamo sempre a denunciarci tra di noi. Perché le denunce vanno fatte sindaco, ma anche quando sono politiche, è necessario fare i nomi e lei i nomi non li fa. E qui si arriva inevitabilmente al secondo punto, ossia alla seconda domanda: come? Il sindaco faceva riferimento, in una sua precedente nota, al sacco di Palermo. Migliaia di concessioni edilizie che negli anni Sessanta, sotto la guida di Lima e Ciancimino, portarono alla demolizione di edifici storici e alla speculazione edilizia più selvaggia, tanto da fare storia. Ma soprattutto, il sacco di Palermo, quel sacco, fu la prima gigantesca testimonianza dell'infiltrazione mafiosa negli appalti della città.

Quasi duemila permessi concessi a prestanome, parenti di mafiosi o esponenti di zone non tanto grigie riconducibili a Cosa nostra. Ebbene, senza andare troppo lontano nei tempi e nei luoghi, la relazione della commissione d'accesso che ha portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria racconta una storia che a quel sacco va molto vicina. Di chi parlava il sindaco nel suo comunicato? Chi sono gli omologhi del sacco di Palermo qui a Cosenza? Sono suoi vecchi alleati? Sono la sua opposizione? Occhiuto i nomi non li fa, ma certo ciò che dice è allarmante. Non può lasciarci indifferenti.

Chiediamo dunque al sindaco di operare il massimo della trasparenza e di indicare volta per volta quali ditte partecipano e vincono le gare, quanti soldi verranno impiegati per l'opera e quali siano i tempi per la realizzazione delle stesse. E questi due ultimi tasselli non sono cosa da poco, caro sindaco. Perché la storia recente di Reggio Calabria, guidata dall'allora sindaco Scopelliti, che su quel modello tanto declamato ha improntato la sua azione alla guida della Regione, racconta di tasse triplicate con le quali i cittadini pagano i debiti di servizi scadenti, di aziende comunali al collasso, di emergenze sociali talmente lievitate da mettere a rischio persino le spese fisse del Comune.

A proposito, come stanno le finanze di quello di Cosenza? Già perché le opere devono farsi, sindaco, ma bisogna capire se li abbiamo i soldi per farle e per completarle... Il terzo punto è invece: perché? E qui si accende la discussione a mio avviso più interessante, ossia quella sulla scelta della destinazione dei fondi pubblici su questa o quella opera, su questa o quella emergenza. Mi chiedo, le chiedo, ci chiediamo quindi: perché piazza Bilotti e non il centro storico? E ancora perché piazza Santa Teresa e non Piazza autolinee? Perché piazza XXV Luglio e non invece Vaglio Lise?

Ferme restando le scelte strategiche dell'amministrazione, quali sono le reali emergenze che il Comune individua come imprescindibili per un buon governo della viabilità, dell'ambiente, dell'urbanistica cittadina? Sono tutte opere che rientrano nel centro città quelle che sanano le emergenze? Perché se è così lo si dica chiaramente e i cittadini sapranno almeno quali sono i reali intendimenti del Comune: abbellire il centro città, abbellirlo al massimo e in fretta.

Occhiuto infine parlava dei beni comuni, che non sono la sommatoria delle istanze dei singoli, ma qualcosa che va oltre le proprie individuali aspirazioni. Ebbene, sindaco, noi saremmo anche disposti a sacrificare i nostri piccoli privilegi da singoli, come quello di circolare liberamente in una piazza senza rotatorie per la circolazione, come godere degli alberi secolari e anche perché no, della memoria dei luoghi.

Ma ad una condizione: che a tutte quelle domande (chi, come, perché e altre ancora) venga data risposta. Perché come dimostrano altri esperimenti cittadini, di questa e altre città, dare la parola alla comunità che in quei suoi rendering dovrà poi viverci nella vita vera, è un valore aggiunto dell'opera, non un bieco interesse personale frutto della sindrome “non nel mio giardino”.

La sindrome di cui siamo affetti noi cittadini, visto che le piace sempre mettere etichette cliniche a ogni critica alla sua amministrazione, è quella della buona politica. Quella fatta di partecipazione, senza deleghe in bianco. Quella fatta di trasparenza e di azione condivisa. Quella che distingue dei sudditi passivi da membri attivi di una comunità.

 

ciiPer la gran parte degli studenti Giugno è sinonimo di libertà dagli impegni scolastici. Per le famiglie invece significa trovare e garantire un luogo sicuro “dove lasciarli”, soprattutto se sono minorenni. Per molte famiglie cosentine questa opportunità viene offerta dalla Città dei ragazzi. Una struttura sotto certi aspetti all’avanguardia, per la sua capacità di venire incontro alle tante famiglie, offrendo attività diverse, sapendo unire l’aspetto pedagogico - educativo a quello ludico. Ma proprio tutti possono accedere alla data di giugno 2014? La risposta sembrerebbe ovviamente positiva. Ma se si va a scavare in profondità, si potrebbe scoprire una realtà diversa. Sembrerebbe che a un piccolo battaglione diciamo così, composto da bambini che per qualche motivo presentano un problema, viene richiesto alla famiglia di pagare regolarmente l'iscrizione e in più di mandare una persona di fiducia che affianchi il bambino in ogni attività (ovviamente a proprie spese). Buongiorno Cosenza ha ascoltato il messaggio di queste persone che, a gran voce, parlano di INGIUSTIZIA E DISCRIMINAZIONE e non può certo rimanere impassibile a questa manifestazione di disappunto, essendo per sua stessa natura un movimento civico composto oltretutto da genitori anch’essi. Ecco allora che non solo ci affianchiamo al loro grido di equità di trattamento e di pari opportunità, ma rilanciamo. Condividiamo e li sosteniamo!! La platea dei nostri cittadini è variegata e quindi tutti hanno diritto di essere presi nella giusta considerazione. In primo luogo ringraziamo gli uomini e le donne che sono impegnati in prima linea in questa struttura, operando con grande professionalità con e per i bambini. Auspichiamo vivamente che sebbene l’amministrazione comunale sia impegnata su fronti diversi, non dimentichi il nostro battaglione e le loro famiglie, dimostrandosi molto più attenta in futuro a questa tematica, a questi piccolini. Per mantenere alto l’orgoglio di una struttura del genere occorre che sia la macchina comunale a prodigarsi in prima persona. Oggi quindi occorre che renda possibile una totale integrazione in un tempo il più breve possibile, dal momento che le vacanze estive sono alle porte anche per loro.

Emilia Cerullo - Buongiorno Cosenza

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