Il club dei delusi

 Fiumi di inchiostro vengono versati da lungo tempo sulla situazione incresciosa in cui si trova il nosocomio della città dei Bruzi, nonché riguardo il campanilismo concernente la facoltà di medicina. Consiglieri regionali, sindaco ed amministrazione catanzarese fanno sentire la loro voce e le loro ragioni.

Se si vuole cercare di capire cosa sta accadendo qui a Cosenza bisogna armarsi di buona volontà ed andare indietro nel tempo, ricucendo le varie affermazioni di questo o quello, e incastrare i tasselli del “puzzle infinito”, senza mai perdere la pazienza. Inevitabilmente ci si scontra con acronimi e quant’altro: Lea sta per  Livelli essenziali di assistenza; Dea sta per Dipartimento d’emergenza e accettazione il quale è un dipartimento di un ospedale di moderna concezione ed organizzazione quindi ci troviamo di fronte a parole come Ospedale Hub, Ospedale Spoke. Ancora con termini quali Tavolo Massicci, Piani di rientro del Debito sanitario, Blocco o sblocco del turnover del personale e scoprire poi che viene prolungato al 31/12/2014. E affermazioni del tipo “tassazione massima che i calabresi saranno costretti a subire per ripianare i debiti e il blocco del turnover, che inciderà inevitabilmente sulla qualità dei servizi”

Insomma è un’oscillazione continua tra buone e cattive notizie (più cattive che buone però). A questo poi si aggiunge una frase sconcertante riportata dalla stampa: “L’obiettivo è di impoverire il territorio di Cosenza svuotando il suo sistema sanitario di competenze e professionalità a vantaggio delle province di Catanzaro e Reggio Calabria.” Il pensiero comune è il disappunto. Perché?

Perché quando si parla di Sanità, si parla di salute, un diritto quest’ultimo che si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali tutelato anche, e in primo luogo, dalla nostra Costituzione. Quando si tocca la questione in modo negativo il bacino di utenza, ovvero tutti noi, ci sentiamo minacciati. Oggi più di ieri, chiunque, prima di allargare i cordoni della borsa, riflette!! Anche colui che è afflitto da una patologia deve, suo malgrado, fare una scelta. Curarsi pubblicamente o privatamente?

Sulla base di questo scenario l’idea allora di "impoverire Cosenza" di ciò che in passato si è costruito e intenzionalmente creare difficoltà nel quotidiano a discapito di tanti (medici, infermieri e malati) è indegno!!

Il malato come il medico non hanno interesse a risolvere il problema della razionalizzazione della spesa. Il primo focalizza le sue forze sulla possibilità di migliorare la propria esistenza, il secondo lavora affinché il primo possa conseguirlo sulla base degli strumenti che altri devono fornirgli. 

Sono, quindi, altri gli attori in teatri ben precisi a doversi occupare, in quanto delegati, affinché sia il primo che il secondo possano essere soddisfatti. E' la politica, dunque.

Ben venga allora la "lettera protesta" del presidente dell’ordine dei medici di Cosenza in cui evidenzia lo stato in cui devono lavorare gli addetti al settore e l’inerzia a risolvere la questione. E allora tante domande cominciano a sorgere.

Cosenza è fatta solo di progetti o anche di diritti da tutelare? Chi di dovere è consapevole di cosa sta succedendo nella propria città ?

Insomma, in questo scenario di lacrime e sangue, dove tutti dicono l’esatto opposto di tutto, l’unica cosa che può fare il primo cittadino, in quanto in materia sanitaria è un autorità sanitaria locale, è quella di essere sempre presente e attento alla questione ospedale (e non) perché informarsi ed essere presente significa “mi è a cuore sia garantire i livelli qualitativi che Cosenza possiede sia il benessere dei miei concittadini”. Il disinteresse potrebbe essere interpretato, invece, come un lasciare ad altri libero arbitrio.

Stesso ragionamento, estendibile anche alla facoltà di medicina. Negli ultimi giorni si è parlato di una convenzione con La Sapienza di Roma per l’avvio a Cosenza di due corsi universitari di professione sanitaria (Scienze Infermieristica e Tecnica della Prevenzione), ma chi mancava alla stipula dell'atto? Il rappresentante della regione, il governatore Scopelliti). Forse perché si trattava del "primo gradino per l’istituzione ad Arcavacata di una nuova facoltà di medicina."?

Gli scudi catanzaresi si sono alzati subito, e quelli cosentini dove sono? Dov'è la voce dell’amministrazione comunale cosentina? E quella del Sindaco perché non si contrappone a quella del primo cittadino catanzarese?

A Napoli ci sono ben due Facoltà di Medicina ed una terza a Salerno, ma allora la coesistenza nell’ambito regionale è una realtà possibile solo lì?

L’accettazione ineluttabile che altri vogliono che Cosenza subisca, non è gradita a tanti cosentini, forse a tutti. Di cosa bisogna essere orgogliosi? La strada del riscatto è piena di curve insidiose, bisogna camminare comunque perché restare fermi e in attesa, significa morire.

 

Emilia Cerullo

"Buongiorno Cosenza"

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